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Sicurezza Alimentare e Scienza dell'Alimentazione

Una vita senza lattosio è possibile, se conosci le regole

Il tema delle allergie e intolleranze è ormai uno dei principi chiave che disciplinano tanto la sicurezza alimentare quanto la nostra nutrizione. Se fino a qualche decennio fa questi aspetti venivano trattati con più leggerezza soprattutto nell’opinione pubblica, da qualche tempo si assiste a una stretta sempre più puntuale sia delle maglie normative che delle scelte mediche. 

Il lattosio è senza dubbio fra gli ingredienti che sono più suscettibili a scatenare intolleranze o reazioni allergiche: basti pensare che l’intolleranza al lattosio è una condizione che interessa il 50% circa degli italiani.1 Oggi voglio affrontare proprio questo argomento in compagnia della dottoressa Nicoletta Cataldi, esperta in Scienza dell’Alimentazione, per osservare sia gli aspetti normativi che nutrizionali che regolano la presenza del lattosio negli alimenti destinati al consumo umano. 

I consigli dell’esperta in Sicurezza Alimentare

In quanto ingrediente capace di scatenare allergie e intolleranze, il lattosio deve rispondere come qualsiasi altro allergene alle indicazioni previste dal Regolamento UE 1169/2011, nel quale si specifica chiaramente l’obbligo di specificare in etichetta 

qualsiasi ingrediente […] che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un ali­mento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata. 

Il lattosio è infatti uno dei 14 allergeni elencati nell’Allegato II del Regolamento, come sostanza che provoca allergie o intolleranze:  

  1. Cereali contenenti glutine; 
  2. Crostacei e prodotti a base di crostacei; 
  3. Uova e prodotti a base di uova; 
  4. Pesce e prodotti a base di pesce; 
  5. Arachidi e prodotti a base di arachidi; 
  6. Soia e prodotti a base di soia; 
  7. Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio); 
  8. Frutta a guscio; 
  9. Sedano e prodotti a base di sedano; 
  10. Senape e prodotti a base di senape; 
  11. Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo; 
  12. Anidride solforosa e solfiti; 
  13. Lupini e prodotti a base di lupini; 
  14. Molluschi e prodotti a base di molluschi. 

Tuttavia, esiste una criticità: se è vero che il Regolamento stabilisce le regole per indicare in etichetta la presenza del lattosio come allergene, esso non è altrettanto chiaro per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti “lactose free”. 

Infatti, al momento, non vi è a livello comunitario una normativa specifica per gli alimenti privi di lattosio. In Italia, in attesa che l’Unione Europea armonizzi la legislazione a riguardo, il Ministero della Salute ha emesso una nota che chiarisce in che modo può essere utilizzata la dicitura “senza lattosio”. 

Per essere precisi, le indicazioni che si possono ritrovare in etichetta sono di tre tipologie: 

  1. senza lattosio se contiene un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml; 
  2. a basso/ridotto contenuto di lattosio se il residuo del disaccaride è inferiore a 0,5 g per 100 g o 100 ml. Sulle etichette di tali prodotti va riportato che il tenore di lattosio è “meno di 0,5 g per 100 g o 100 ml”; 
  3. naturalmente privo di lattosio per alimenti non contenenti latte e derivati, per informare sul fatto che non contengono galattosio, a differenza degli alimenti delattosati. 

Specifichiamo che, per fornire una informazione precisa ai consumatori sui contenuti dei prodotti delattosati “senza lattosio” o “a ridotto tenore di lattosio”, va riportata in etichetta anche una indicazione del tipo: “Il prodotto contiene glucosio e galattosio in conseguenza della scissione del lattosio”

I consigli dell’esperta in Scienza dell’Alimentazione

Come abbiamo già visto in apertura di questo articolo, l’intolleranza al lattosio è una condizione piuttosto comune. Essa comporta l’incapacità dell’organismo di digerire completamente lo zucchero presente nel latte e nei suoi derivati, dovuta a un’insufficiente presenza dell’enzima lattasi. 

Il processo chimico che vi è dietro è molto interessante: il lattosio altro non è che lo zucchero contenuto nel latte e nei derivati; è un disaccaride, ovvero uno zucchero composto da due zuccheri più semplici: il galattosio e il glucosio. Quello che fa il nostro corpo per poter digerire correttamente il lattosio, è scomporlo nelle sue due componenti primarie grazie all’enzima lattasi.  

I livelli di lattasi sono molto alti nei neonati ma tendono a ridursi dopo lo svezzamento e alcuni gruppi etnici come gli asiatici si riducono fino al 90% mentre in Italia colpisce circa il 50% degli individui. 

L’ intolleranza può manifestarsi a vari livelli a seconda del grado di carenza di lattasi. 

I sintomi più frequenti sono dolori crampiformi all’addome e diarrea e sono dovuti al fatto che In caso di deficit di lattasi, il lattosio non può essere digerito e assorbito. La sua elevata concentrazione richiama i fluidi nell’intestino tenue, provocando diarrea acquosa. Il lattosio passa quindi nel colon, dove viene fermentato dai batteri, con produzione di gas che sono la causa della flatulenza, del gonfiore e dei crampi addominali.  

C’è chi nasce già con questa intolleranza e chi la scopre in età adulta: in ogni caso, per quanto fastidiosa possa essere, non comporta gravi conseguenze, se gestita correttamente. 

Un po’ come per la celiachia, non esiste una cura vera e propria: l’unica soluzione è evitare nella propria dieta tutti gli alimenti contenenti lattosio. Alcuni cibi che è meglio non assumere sono: 

  1. il latte vaccino, di capra e altri animali;  
  2. i formaggi freschi (come mozzarella, certosa e formaggi a pasta molle);  
  3. tutti i prodotti a base di latte (gelati, burro, creme, pane, prodotti da forno, cioccolato al latte).

Attenzione poi a tutti quegli alimenti in cui il lattosio è usato come additivo, quali ad esempio insaccati, affettati, purè, sughi, dado da brodo e alimenti in scatola, nonché in alcuni medicinali.

Questo però non significa che si debba rinunciare a tutti gli alimenti derivati dal latte. Molti formaggi stagionati (come grana, parmigiano, provolone e pecorino), generalmente, non scatenano reazioni avverse all’organismo di chi ha un’intolleranza al lattosio, a meno che essa non sia particolarmente grave, poiché il processo di stagionatura dei formaggi riduce notevolmente la presenza di lattosio.

In ogni caso, ormai in commercio esistono moltissimi prodotti delattosati e/o arricchiti da Lactobacillus acidophilus, un batterio che digerisce il lattosio, o a base di lattasi o lattosio predigerito. Nel dubbio, sempre meglio leggere le etichette alla ricerca delle diciture illustrate nel paragrafo precedente dalla Dottoressa Maurizi. 

Il mio ultimo consiglio è quello di rivolgersi sempre al proprio medico di fiducia prima di procedere al trattamento di un’eventuale intolleranza, per farci aiutare a formulare la dieta più giusta alle nostre esigenze.

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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