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Sicurezza Alimentare e Scienza dell'Alimentazione

Sugar tax: pro e contro per la nostra sicurezza alimentare e nutrizione

Ultimamente, ne avrete sentito parlare parecchio con sempre maggiore insistenza. La cosiddetta Sugar tax sta creando un certo dibattito fra forze politiche, scienziati e opinione pubblica.  

In verità, è un discorso che parte da lontano, con la legge di bilancio 2020 che, ai commi 661-676, introduce un’imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate, avente la finalità di limitare, attraverso la penalizzazione fiscale, il consumo di bibite che hanno un elevato contenuto di sostanze edulcoranti aggiunte. 

C’è chi la sostiene e chi la combatte, ma senza far capire davvero ai consumatori le motivazioni che stanno dietro la “tifoseria”. Oggi, insieme alla dottoressa Nicoletta Cataldi, esperta in Scienza dell’Alimentazione, voglio indagare le ragioni scientifiche che stanno dietro la Sugar tax, per capire tutti i pro e i contro dal punto di vista della sicurezza alimentare e della nutrizione. 

I consigli dell’esperta in Sicurezza Alimentare 

Come già anticipato, la Sugar Tax è un’imposta che colpisce le bevande edulcorate, su un modello simile ad altre tasse già esistenti in Europa, come la Chips tax in Ungheria, o l’imposta inglese sulla concentrazione di zucchero nelle bevande. 

Le incriminate bevande edulcorate altro non sono che prodotti finiti e predisposti per essere utilizzati come tali previa diluizione, ottenuti con l’aggiunta di edulcoranti e aventi un titolo alcolometrico inferiore o uguale a 1,2 % in volume, classificabili nelle voci NC 2009 e NC 2202 della nomenclatura combinata dell’Unione Europea. 

Nella definizione di edulcorante rientra qualsiasi sostanza, di origine naturale o sintetica, in grado di conferire sapore dolce alle bevande ed utilizzabili anche come edulcoranti da tavola. Non si tratta di ingredienti banditi dal mercato alimentare, ma sono sottoposti a normativa europea; infatti, la legislazione precisa gli edulcoranti che possono essere impiegati nei prodotti alimentari, nonché le loro condizioni di utilizzazione. Poiché gli edulcoranti sono da considerarsi a tutti gli effetti degli additivi alimentari, essi ricadono nel Regolamento (CE) 1333/2008, il quale riporta in allegato proprio un elenco degli edulcoranti autorizzati, periodicamente aggiornato in funzione degli ultimi progressi scientifici nella materia. La normativa sopra citata prevede all’articolo 7 che gli edulcoranti possano essere inclusi negli ingredienti di un prodotto alimentare solamente se soddisfano una o più delle seguenti funzioni: 

  1. sostituire gli zuccheri nella produzione di alimenti a ridotto contenuto calorico, alimenti non cariogeni o alimenti senza zuccheri aggiunti; 
  2. sostituire gli zuccheri qualora ciò consenta di prolungare la durata di conservazione degli alimenti; 
  3. produrre alimenti destinati ad un’alimentazione particolare. 

Per effettuare un consumo consapevole di prodotti alimentari edulcorati basta affidarsi alle etichette: è obbligo normativo indicare in etichetta la dicitura «edulcorante da tavola a base di …», completata dal nome dell’edulcorante o degli edulcoranti utilizzati nella sua composizione; in un prodotto alimentare come una bevanda, sarà invece obbligatorio indicare la denominazione dell’alimento, accompagnata dall’indicazione «con edulcorante/i». Se il prodotto alimentare in oggetto contiene anche zucchero, la denominazione dell’alimento è accompagnata dall’indicazione «con zucchero/i ed edulcorante/i». 

Verrà, dunque, naturale chiedersi qual è il motivo di una tassa appositamente pensata per le bevande edulcorante a fronte di una serrata normativa europea. Dal punto di vista della sicurezza alimentare, in verità, la Sugar tax si andrebbe a inserire in un contesto già regolamentato, con ripercussioni che non riguardano tanto la salute dei consumatori, quanto il portafoglio delle piccole e medie imprese che producono bevande zuccherate. 

La sua entrata in vigore, comunque, viene continuamente rimandata e, al momento, siamo fermi al luglio 2025.  

I consigli dell’esperta in Scienza dell’alimentazione

Gli intenti iniziali della Sugar tax avrebbero potuto essere dei più nobili: tassare le bevande edulcorate per ridurre il consumo eccessivo di zuccheri fra la popolazione italiana. 

In effetti, gli edulcoranti sono destinati a essere venduti ai consumatori finali come sostituto degli zuccheri. Alcuni di questi, oltretutto,  hanno effetti non sempre auspicabili per la salute umana, poiché possono contenere  polioli e/o aspartame, che sono dei dolcificanti ampiamente usati nell’industria alimentare e che, di fronte a un consumo  eccessivo, possono avere effetti lassativi. 

Il problema dell’eccesso di zucchero nella dieta degli italiani è serio: secondo i dati dello Studio sui Consumi Alimentari in Italia 2023 a cura del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), in Italia si consumano in media 83 grammi di zuccheri semplici al giorno; per capire l’immensità di questo numero si tenga conto che una dieta equilibrata (di circa 2.000 Kcal) dovrebbe prevederne 5. 

A chiarire l’utilità di una tassa sullo zucchero è intervenuta sin dal 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, nel suo Manuale globale sulla tassazione delle bevande zuccherate, specifica come “le tasse sulle bevande zuccherate possono essere un potente strumento di promozione della salute, in quanto salvano vite umane e prevengono malattie, promuovendo al contempo l’equità sanitaria e mobilitando entrate per i Paesi che potrebbero essere utilizzate per realizzare la copertura sanitaria universale”. 

L’invito dell’OMS a introdurre o ad aumentare le tasse sulle bevande zuccherate è giustificato dalla dimostrazione che il consumo regolare di bibite, latti aromatizzati, bevande energetiche, acque vitaminiche, succhi di frutta e tè freddi zuccherati è associato a una serie di patologie anche gravi, fra cui: 

  • aumento del rischio di carie dentale; 
  • diabete di tipo 2; 
  • aumento di peso e obesità sia nei bambini che negli adulti; 
  • malattie cardiache;  
  • Ictus;  
  • cancro.  

Probabilmente, l’Italia è sulla strada giusta per allinearsi a quello che tanti altri Paesi europei e del mondo hanno già fatto, sebbene vadano riviste le modalità esecutive della tassazione, che allo stato attuale tende solamente a colpire i produttori, senza fare adeguata educazione alimentare e sensibilizzazione alla popolazione.

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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