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Sicurezza Alimentare

Space Food: cosa mangiano gli astronauti in orbita e quali regole devono osservare gli alimenti nello spazio

Oggi la sicurezza alimentare ci porta a fare un viaggio decisamente lontano: andremo addirittura nello spazio. Anche se può sembrare strano, molte delle regole della sicurezza alimentare dipendono proprio dai viaggi in orbita. 

Apriamo quindi un capitolo molto vasto e importante che, a partire dagli anni Sessanta, ha messo alla prova nutrizionisti, ingegneri e fisici per affrontare le numerose sfide dell’alimentazione nello spazio. 

Di cosa parliamo quando parliamo di Space Food

Lo Space Food è un tipo di prodotto alimentare creato e trasformato per il consumo da parte degli astronauti nello spazio. Le prime missioni spaziali costringevano gli astronauti a nutrirsi solamente per mezzo di paste semiliquide in tubetti di alluminio o cibi congelati difficili da reidratare, generando un comprensibile malcontento. 

Ecco allora che, dagli anni Sessanta in poi, ci si è messi al lavoro per garantire agli astronauti un pasto che non solo fosse equilibrato dal punto di vista nutrizionale, ma anche piacevole e soprattutto sicuro da consumare nello spazio. Il punto centrale, infatti, è sempre stato quello di tutelare la salute degli astronauti: per farlo, la sicurezza alimentare doveva diventare protagonista. 

Probabilmente questa notizia sorprenderà molti lettori, ma il sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è stato applicato per la prima volta negli anni Sessanta negli Stati Uniti, proprio per garantire alimenti sicuri agli astronauti della NASA durante le missioni e ridurre consistentemente il rischio di una tossinfezione alimentare nello spazio. 

Come sappiamo, oggi l’HACCP è uno standard industriale adottato su scala mondiale per proteggere gli alimenti da una vasta gamma di potenziali rischi chimici, fisici e biologici. Tuttavia, inizialmente, fu proprio l’aspetto della sicurezza alimentare che richiese studi più complessi atti a tutelare la salute degli astronauti. 

Quanto è sicuro lo Space Food

A partire dal 2002, i Regolamenti UE in tema di sicurezza alimentare prevedono l’obbligo di applicazione del protocollo HACCP per tutti gli operatori del settore lungo l’intera filiera, dalla produzione alla vendita al consumatore finale. 

Il protocollo standardizzato prevede un processo di controllo e di analisi dei rischi non solo del prodotto finale ma anche delle materie prime e dell’intero processo di produzione: l’individuazione dei possibili pericoli, come la deperibilità di un alimento o la sua possibile contaminazione, porta a successive misure preventive. 

Se queste regole sono valide sulla Terra, lo sono altrettanto nello spazio. Anche il cibo che viene spedito in orbita deve rispettare i parametri HACCP e subire i controlli dello Space Food Laboratory della NASA. 

La sfida del cibo sicuro nello spazio è resa ancora più complicata da alcuni aspetti che non possono assolutamente essere messi da parte, fra cui: 

  1. La shelf life dello Space Food: è un elemento da tenere presente, considerato che con l’avanzamento tecnologico le missioni tendono a essere sempre più lunghe. Per questo è necessario che i cibi, posti a temperatura ambiente, resistano almeno per 18-24 mesi; 
  2. I metodi di conservazione: sono essenzialmente due e si tratta della termostabilizzazione, processo di sterilizzazione a temperature molto alte che stabilizza l’alimento, e della liofilizzazione, processo durante il quale il cibo viene congelato e poi privato dell’acqua che sublima. Lo scopo è mantenere il più possibile intatte le proprietà nutritive degli alimenti, anche dopo essere stati sottoposti ai processi conservativi.; 
  3. I metodi di cottura: a bordo dei veicoli spaziali non sono permesse fiamme libere, quindi non è possibile effettuare la cottura degli alimenti. Ecco perché gli Space Food termostabilizzati vengono riscaldati e quelli liofilizzati vengono reidratati con acqua calda; 
  4. Il packaging: può sembrare un aspetto secondario ma è invece uno dei più importanti. Visto lo spazio di stoccaggio decisamente ridotto, il packaging deve essere leggero e non ingombrante. Tutto viene posto sottovuoto, caratteristica che deve essere rigorosamente conservata per tutta la durata della missione fino al consumo del pasto, per non compromettere il contenuto e renderlo immaginabile. Dal momento che subirà una pressione molto alta, i MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti) in cui vengono riposti gli Space Food devono essere decisamente resistenti: per questo sono prodotti con un multistrato di alluminio e materiale plastico; 
  5. Il rischio di volatilità: sin dalle prime missioni, fu subito chiaro che all’interno del veicolo spaziale non dovevano essere presenti briciole, che avrebbero potuto danneggiare la strumentazione, oltre che essere inalate e causare problemi respiratori. Questo problema fu risolto rivestendo il cibo con materiale che impediva la formazione di briciole o, banalmente, eliminando tutti quegli alimenti che possono far briciole (pane, grissini, crackers e biscotti secchi). Lo stesso vale per gli alimenti eccessivamente liquidi che devono essere assunti con una cannuccia e devono avere una consistenza tale da non causare gocce volatili.
Cosa mangiano gli astronauti

Come accennavamo poco sopra, le missioni spaziali diventano, col progredire della tecnologia, sempre più lunghe. Un astronauta può, perciò, trovarsi a vivere in condizioni di microgravità per periodi di tempo molto estesi. Si pensi, per esempio, che il record mondiale per la singola missione più lunga è detenuto dal cosmonauta Valery Polyakov, che ha trascorso ben 438 giorni consecutivi a bordo dell’ex stazione spaziale russa Mir. 

È chiaro, quindi, che l’alimentazione è un tassello fondamentale per preservare la salute degli astronauti e la sicurezza alimentare in questo gioca un ruolo decisamente di spicco. Ma insieme alla salute fisica è diventata sempre più importante la salute psicologica degli astronauti: per questo motivo, oggi come oggi, i cibi consumati in orbita assomigliano sempre di più a quelli consumati sulla Terra. 

La sfida degli alimenti nello spazio non è solo nella sicurezza e nell’aspetto, ma anche nel gusto: per capire le difficoltà di garantire uno Space Food gustoso si pensi che gli astronauti in sei mesi nello spazio subiscono un invecchiamento cellulare e uno stress ossidativo pari a quello di dieci anni di vita di un uomo sulla Terra. Questo altera notevolmente la loro percezione del gusto e dell’olfatto: per rimediare, si fa sovente utilizzo di spezie e salse per dare vita a pasti gustosi, pur mantenendo bassa la presenza di sale, a tutela della salute degli astronauti. 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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