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Sicurezza Alimentare

Sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare: l’Europa punta tutto sul vuoto a rendere

C’è chi, nel suo piccolo, già lo mette in pratica: sono, infatti, ormai diverse le realtà – dai supermercati ai singoli rivenditori – che permettono ai consumatori di acquistare prodotti con imballaggio in vetro e restituire la confezione vuota presso il punto vendita, ricevendo uno sconto sul pieno. 

Che si tratti di bottiglie d’acqua o vasetti di yogurt, questa idea di riciclo e circolarità che sta alla base del vuoto a rendere sembra che si stia inserendo stabilmente all’interno dell’Unione Europea. È recente l’approvazione del Regolamento sugli Imballaggi e i Rifiuti da Imballaggio, meglio noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). Come anche altre norme precedentemente emanate su imballaggi e rifiuti da imballaggio, anche il PPWR si pone l’obiettivo di affrontare le crescenti quantità di rifiuti di imballaggio, che causano problemi ambientali. 

Tuttavia, sebbene l’attuazione di queste norme sia stata considerata un successo, la quantità di rifiuti di imballaggio nell’UE è ancora in aumento e troppe delle nostre risorse vengono sprecate senza essere reimmesse nell’economia. Vediamo quindi insieme perché il vuoto a rendere mira a essere una delle punte di diamante della legislazione ambientare europea. 

Imballaggi: da rifiuto a risorsa 

È un dato di fatto: la maggior parte dei prodotti richiede un imballaggio in diverse fasi della loro vita. Secondo le stime dell’UE, tra il 2009 e il 2020, la massa totale di rifiuti di imballaggio generati è aumentata del 20%.  

Risale al 1994 la prima Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWD – Direttiva 94/62/CE), con la quale venivano stabilite le misure per prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e per promuoverne il riutilizzo, il riciclo e il recupero. 

Nell’ambito del Green Deal europeo e del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, la Commissione europea ha presentato una revisione del PPWD nel novembre 2022. L’obiettivo dell’iniziativa è garantire che tutti gli imballaggi siano riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente fattibile entro il 2030. Obiettivo: rafforzare i requisiti essenziali degli imballaggi per garantirne il riutilizzo e il riciclaggio, incentivare l’adozione di contenuti riciclati e migliorare l’applicabilità dei requisiti.  

Come funziona il vuoto a rendere 

Questo lungo iter ha portato, nel marzo 2024, a un accordo fra il Parlamento e il Consiglio sul nuovo regolamento: il PPWR, appunto. Stavolta il punto d’arrivo è ancora più ambizioso: entro il 2030 dovrà essere utilizzato almeno il 40% di imballaggi riutilizzabili, e almeno il 70% entro il 2040. Più nello specifico, il PPWR prevede l’obbligo per i Paesi europei di conseguire entro il 2029 il 90% di intercettazione di bottiglie in plastica e lattine e di istituire un Deposito Cauzionale (o DRS – Deposit Return Scheme) nel caso in cui non venisse raggiunto tale obiettivo nei tre anni precedenti. 

È questa la logica del vuoto a rendere, volta a incentivare i cittadini alla raccolta e riciclo degli imballaggi, soprattutto dei contenitori monouso. Infatti, con il DRS sono i consumatori a partecipare in prima persona, pagando una cauzione da aggiungere al prezzo di vendita del prodotto che viene poi restituita una volta riconsegnato l’imballaggio nel punto di raccolta.  

Questo sistema va a braccetto con il divieto di confezioni monouso in bar, ristoranti, hotel e l’utilizzo di imballaggi riutilizzabili e/o biodegradabili per il take-away. Attenzione, però: non confondiamo il biodegradabile con il compostabile. Infatti, stando al nuovo Regolamento, gli imballaggi destinati al compostaggio industriale saranno consentiti solamente per bustine di tè, cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e sacchetti di plastica molto leggeri.  

L’obiettivo, come specificato, è ridurre i rifiuti di imballaggio del 15% pro-capite per ogni Paese entro il 2040. Una strategia che si va ad affiancare ai già esistenti sistemi di riciclo diffusi in tutta Europa e che partono proprio dalla sensibilizzazione dei cittadini. 

Il mio consiglio 

In Europa alcuni paesi utilizzano già il sistema di deposito cauzionale: la Svezia già da 40 anni, in Germania, dove questo sistema è in uso da diversi anni c’è stata una diminuzione dei rifiuti del 96% per il vetro e dell’80% per la plastica. 

Nei Paesi Bassi, non c’è olandese che non riporti i suoi vuoti, anche grazie a delle macchine automatiche “reverse vending machine” distribuite vicino ai supermercati, in cui si introduce la bottiglia e la macchina rende la cauzione. Anche in Danimarca e Norvegia è richiesto per legge il ritorno dei contenitori vuoti per diverse tipologie di imballaggi. 

La Lituania offre un esempio notevole: dopo aver introdotto il sistema di vuoto a rendere nel 2016, ha ottenuto risultati impressionanti, recuperando il 70% dei contenitori per bevande nel primo anno e il 90% nel secondo anno. 

È chiaro che il sistema di vuoto a rendere è un sistema efficace ed efficiente per ridurre i rifiuti e fare partecipe il cittadino, felice di potere dare una mano all’ambiente e di avere indietro una piccola somma di denaro. 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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