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Sicurezza Alimentare

Rubinetti chiusi nel 2040: il futuro dell’acqua nel mondo

La crisi idrica è una realtà di cui dobbiamo necessariamente e dolorosamente prendere atto. Essa è stata portata all’attenzione di tutto il mondo dall’UNICEF, che attraverso un dettagliato rapporto, ha messo in guardia circa un processo a cui assisteremo nei prossimi anni. Secondo le previsioni, la domanda di acqua aumenterà con l’incremento della produzione alimentare, la crescita e lo spostamento della popolazione, lo sviluppo delle industrie e l’aumento dei consumi.  

Di questo passo, entro il 2040 quasi 600 milioni di bambini – uno su quattro nel mondo – vivranno in aree con risorse idriche estremamente limitate. Dobbiamo, quindi, attuare delle strategie efficaci per garantire un futuro all’acqua potabile sul nostro Pianeta, facendo sì che tutti abbiano equo accesso alle risorse primarie. Vediamo insieme il quadro della situazione e cosa possiamo fare per dare il nostro sano contributo. 

I dati sull’acqua 

Le cause che portano alla crisi idrica sono davvero variegate. Volendo citarne solo qualcuna potremmo individuare come responsabili: 

  • la crescita della popolazione; 
  • l’aumento del consumo; 
  • una domanda maggiore di acqua; 
  • il cambiamento climatico; 
  • l’industrializzazione e l’urbanizzazione; 
  • guerre e conflitti in molte aree del mondo. 

La combinazione di questi elementi sta portando a un esaurimento dele risorse idriche in tutto il mondo, mettendo a rischio l’accesso all’acqua sicura. Non sono osservazioni generiche, ma delle asserzioni fondate su dati scientifici divulgati da UNICEF.   

Questo stress idrico mette a dura prova le riserve disponibili. Ciò che sappiamo è tutt’altro che confortante: 

  • circa 663 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a fonti adeguate di acqua e 946 milioni di persone defecano all’aperto; 
  • oltre 800 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno per diarrea causata da acqua e servizi igienico-sanitari non adeguati; 
  • le donne e le bambine impiegano globalmente 200 milioni di ore ogni giorno per raccogliere acqua; 
  • Temperature più calde, innalzamento dei livelli del mare, inondazioni sempre più frequenti, siccità e scioglimento dei ghiacci influiscono sulla qualità e la disponibilità dell’acqua e dei sistemi sanitari; 
  • Fino a 216 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare entro il 2050, in gran parte a causa della siccità in combinazione con altri fattori tra il calo della produttività delle colture, l’innalzamento del livello del mare e la sovrappopolazione; 
  • La crescita della popolazione, l’aumento del consumo e una domanda maggiore di acqua, in gran parte dovuta all’industrializzazione e all’urbanizzazione, stanno esaurendo le risorse idriche in tutto il mondo. 

Sentirsi impotenti di fronte a tutto questo può essere una sensazione piuttosto comune. Ma di fronte a un problema bisogna sempre cercare una soluzione. La deadline è fissata al 2040: vediamo quali misure possiamo prendere per cambiare drasticamente il futuro dell’acqua potabile sul nostro Pianeta. 

Non è troppo tardi, se sappiamo cosa fare 

Salvaguardare l’accesso ad acqua e servizi igienici sicuri deve diventare una missione condivisa. Che siano le più alte Istituzioni o i singoli consumatori, tutti possiamo fare la differenza.  

Il ruolo delle comunità  

Le comunità possono svolgere un ruolo importante nella creazione di sistemi idrici e igienico-sanitari più resistenti. Ciò potrebbe comportare la diversificazione delle fonti di acqua potabile o l’aumento della capacità di stoccaggio. Nelle aree soggette a inondazioni e a condizioni climatiche estreme, le comunità possono collaborare per rafforzare i comportamenti igienico-sanitari sicuri per scoraggiare la defecazione a cielo aperto e collaborare con i mercati locali per creare soluzioni igienico-sanitarie accessibili e resilienti. 

Il ruolo delle Regioni 

A livello regionale, è necessaria una forte comprensione delle risorse idriche disponibili e dei modelli di utilizzo per informare la gestione e la pianificazione. In alcune aree, ciò significa investire nella protezione dei bacini fluviali e nel controllo sistematico della qualità dell’acqua.  

Il ruolo dei Governi nazionali 

I governi dovrebbero mettere in atto delle politiche capaci di pianificare i futuri cambiamenti nella domanda e nell’offerta di acqua e di adattarsi ai rischi climatici. Ciò include la realizzazione di valutazione dei rischi climatici e la raccolta di dati sugli impatti dello stress idrico e dei cambiamenti climatici sui servizi idrici e igienico-sanitari. I rischi dovrebbero essere integrati nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali per l’acqua e i servizi igienico-sanitari e le popolazioni ad alto rischio dovrebbero essere destinatarie di investimenti. 

Il ruolo delle Istituzioni comunitarie e internazionali 

L’azione è alimentata dalla conoscenza. Sono necessari più dati e prove per informare gli sforzi di advocacy a livello globale. I governi, le organizzazioni non governative (ONG), le agenzie delle Nazioni Unite, gli attori del settore privato e la società civile devono armonizzarsi e allinearsi nell’azione globale. Essi dovrebbero impegnarsi attivamente e contribuire alle attività e alle politiche sul clima. 

Il mio consiglio 

Come abbiamo visto leggendo i dati a nostra disposizione, è necessario l’impegno di tutte e tutti per impedire che il tragico quadro previsto per 2040 diventi realtà. Nella nostra quotidianità, possiamo intraprendere una serie di azioni volte a limitare gli sprechi di acqua dentro casa. Ecco alcuni esempi: 

  1. Chiudiamo l’acqua del rubinetto mentre ci insaponiamo sotto la doccia o mentre ci laviamo i denti e teniamola aperta solo per il risciacquo. Pensate che una doccia di 5 minuti fa consumare 75-90 litri! 
  2. Usiamo correttamente lo sciacquone del water: quasi tutti sono ormai dotati di due pulsanti, uno più grande e uno più piccolo. Alla grandezza del pulsante corrisponde il consumo di acqua: più grande il bottone, più acqua verrà scaricata. Per avere un’idea, con lo scarico consumiamo circa fra i 9 e i 12 litri di acqua potabile! 
  3. Preferiamo la lavastoviglie al lavaggio a mano dei piatti: ebbene sì, lavare i piatti a mano consuma più acqua che lavarli in lavastoviglie a pieno carico. Basterà pulire grossolanamente i residui per poi collocare i piatti direttamente in lavastoviglie: in questo modo, con un unico ciclo, la lavastoviglie farà risparmiare ben l’80 per cento di acqua rispetto al lavaggio a mano dei piatti, purché – lo ribadisco – sia a pieno carico. 
  4. Riutilizziamo l’acqua di bollitura della pasta. Gli italiani mangiano almeno una volta al giorno un piatto di pasta. Forse non avete mai preso in considerazione l’idea di riutilizzare l’acqua in cui essa è stata bollita. In che modo? Lasciandola freddare e utilizzandola per innaffiare le piante del vostro balcone, per esempio! 

Un cambiamento è ancora possibile: serve solo l’impegno di tutti quanti! 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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