Ci sono fasi della vita in cui il cibo smette per un momento di essere una questione individuale e diventa il punto d’incontro tra due persone: chi cresce e chi si prende cura di questa crescita. È esattamente ciò che accade nella prima infanzia, la fase su cui è incentrato questo secondo appuntamento di “Food For Life”, una rubrica dedicata all’alimentazione nelle diverse fasi della vita, raccontata attraverso due prospettive complementari: la sicurezza alimentare e la scienza della nutrizione. Ogni articolo nasce dall’incontro tra competenze della dottoressa Daniela Maurizi, chimica ed esperta in sicurezza alimentare, e della dottoressa Nicoletta Cataldi, esperta in scienze della nutrizione.
Dopo aver affrontato la gravidanza nel primo articolo, oggi lo sguardo si sposta su un momento in cui il rapporto con il cibo prende forma per la prima volta, tra allattamento, latte formulato e i primi assaggi di un’alimentazione diversa dal solo latte.
Anche qui le domande si moltiplicano: quando iniziare lo svezzamento? Quali alimenti evitare nei primi mesi di vita? Come conciliare il desiderio di far scoprire al bambino nuovi sapori e consistenze con la necessità di tutelarne la sicurezza?
Come per la gravidanza, anche la prima infanzia non richiede un elenco infinito di divieti, ma tempi e modalità corrette. Sapere cosa introdurre, quando farlo e con quali accortezze permette di trasformare un momento delicato in un percorso sereno, sia per il bambino sia per chi se ne prende cura.
La prima infanzia secondo la sicurezza alimentare
Non è un caso che gli alimenti destinati ai più piccoli siano tra i più regolamentati dell’intero panorama normativo europeo. Il Regolamento (UE) n. 609/2013 disciplina in modo specifico le formule per lattanti, le formule di proseguimento e gli alimenti a base di cereali destinati alla prima infanzia, stabilendo requisiti di composizione, etichettatura e informazione più severi rispetto a quelli previsti per gli alimenti destinati alla popolazione generale. Non è quindi un’esagerazione dire che, in questa fase della vita, la sicurezza alimentare comincia già dal modo in cui un prodotto viene formulato in fabbrica, ben prima che arrivi sulla tavola.
Un capitolo a parte riguarda il momento dello svezzamento, oggi più correttamente definito “alimentazione complementare”. Le principali autorità internazionali, tra cui l’EFSA, indicano una finestra compresa generalmente tra il quarto e il sesto mese di vita come il periodo più adeguato per introdurre i primi alimenti solidi, affiancandoli al latte materno o alla formula. Un’introduzione troppo precoce può esporre il bambino a rischi legati all’immaturità dell’apparato digerente, mentre un’introduzione troppo tardiva può rallentare l’acquisizione di abilità masticatorie e aumentare il rischio di carenze nutrizionali.
Proprio in questa fase, il tema della sicurezza si lega strettamente alla consistenza degli alimenti. Pezzi troppo grandi, cibi rotondi e compatti o consistenze gommose rappresentano un rischio concreto di soffocamento per un bambino che sta ancora imparando a gestire la masticazione e la deglutizione. Per questo motivo la scelta dei tagli, la cottura e la consistenza dei cibi proposti non sono dettagli secondari, ma elementi centrali di qualsiasi percorso di alimentazione complementare, indipendentemente dal metodo scelto dai genitori.
Accanto al rischio da soffocamento, esiste poi una lista di alimenti da evitare del tutto nei primi mesi di vita. Il caso più noto è quello del miele, che può contenere spore di Clostridium botulinum. Nell’adulto, queste spore vengono normalmente neutralizzate dalla flora intestinale, ma nel lattante, il cui apparato digerente non ha ancora raggiunto la piena maturità, possono germinare e produrre la tossina botulinica, causando il cosiddetto botulismo infantile. Per questo motivo l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di non somministrare miele ai bambini prima del compimento dell’anno di età. La stessa logica prudenziale vale per il latte crudo non trattato e per alcuni alimenti crudi o poco cotti, per i quali il rischio microbiologico resta troppo elevato rispetto a un sistema immunitario ancora in fase di sviluppo.
Un ulteriore aspetto, meno raccontato ma altrettanto rilevante, riguarda la sicurezza degli alimenti destinati specificamente ai lattanti, come il latte in polvere. Tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, diversi produttori europei di latte per lattanti e di proseguimento, tra cui marchi ampiamente diffusi anche in Italia, hanno avviato richiami precauzionali dopo il riscontro di cereulide, una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, in un ingrediente comune alla filiera produttiva. L’episodio ha portato l’EFSA a definire per la prima volta una dose acuta di riferimento specifica per i lattanti, categoria particolarmente sensibile a questo tipo di contaminazione. Vicende come questa ricordano quanto, anche per i prodotti più regolamentati, la sorveglianza e la tracciabilità restino strumenti indispensabili, e quanto sia importante per i genitori prestare attenzione a lotti e richiami ufficiali.
Nel complesso, la sicurezza alimentare nella prima infanzia non riguarda soltanto “cosa” dare da mangiare, ma anche “come” e “quando”. Norme di composizione dei prodotti, tempistiche di introduzione degli alimenti, attenzione ai tagli e alle consistenze, esclusione di alcuni alimenti specifici: sono tasselli diversi di un unico impianto di tutela, pensato per accompagnare in sicurezza uno dei passaggi più delicati della crescita.
La prima infanzia secondo la nutrizione
Se durante i primi mesi di vita il latte, materno o formulato, rappresenta la fonte pressoché esclusiva di nutrimento, la nutrizione della prima infanzia racconta soprattutto una storia di transizione: quella che accompagna il passaggio da un’alimentazione totalmente liquida a una dieta progressivamente più varia e simile a quella familiare.
Il latte materno, quando possibile, viene generalmente considerato l’alimento più adeguato per i primi mesi di vita, in quanto capace di adattarsi alle esigenze nutrizionali e immunitarie del lattante in modo dinamico. Quando l’allattamento al seno non è possibile o viene affiancato da altre soluzioni, le formule per lattanti sono progettate per garantire un apporto nutrizionale adeguato nelle diverse fasi di crescita. In entrambi i casi, secondo le indicazioni dell’EFSA, il latte resta sufficiente a coprire i fabbisogni nutrizionali della maggior parte dei lattanti fino a circa sei mesi di vita.
È a partire da questo momento che entra in gioco l’alimentazione complementare, un passaggio cruciale non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche educativo. Con la crescita, infatti, aumentano i fabbisogni di energia, proteine, ferro e zinco, nutrienti che il solo latte non è più in grado di garantire pienamente. Il ferro, in particolare, merita un’attenzione specifica: le riserve accumulate durante la vita fetale iniziano a esaurirsi proprio intorno al sesto mese, rendendo necessaria un’introduzione tempestiva di alimenti che ne siano naturalmente ricchi, come carne, legumi e cereali fortificati.
Accanto al ferro, un ruolo importante è giocato dai grassi, spesso percepiti erroneamente come un elemento da limitare fin dai primi anni di vita. In realtà, nella prima infanzia i grassi rappresentano una fonte energetica concentrata e indispensabile, oltre a fornire acidi grassi essenziali coinvolti nello sviluppo cerebrale. Alimenti come l’olio extravergine d’oliva, il tuorlo d’uovo o alcuni pesci grassi possono contribuire, nelle giuste quantità, a soddisfare questa esigenza.
Un altro aspetto della nutrizione in questa fase, meno legato ai singoli nutrienti ma non per questo meno rilevante, è l’educazione al gusto. I primi mesi di alimentazione complementare rappresentano infatti una finestra particolarmente sensibile per l’esposizione a sapori diversi, comprese le note amare o più decise di alcune verdure. Diverse osservazioni scientifiche suggeriscono che un’esposizione precoce e ripetuta a una varietà di sapori possa favorire, negli anni successivi, un’alimentazione più aperta e meno selettiva.
Proprio la varietà rappresenta forse la parola chiave della nutrizione nella prima infanzia. Proporre gradualmente cereali, legumi, verdure, frutta e fonti proteiche diverse, alternando consistenze e modalità di preparazione, non risponde soltanto a un’esigenza nutrizionale, ma pone anche le basi per lo sviluppo di abitudini alimentari più equilibrate nel corso della vita. In questo senso, la nutrizione della prima infanzia non è soltanto una tappa a sé, ma un vero e proprio investimento su ciò che il bambino diventerà, anche a tavola, negli anni a venire.

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.



