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Sicurezza Alimentare

Potassio miglior amico degli ecosistemi: ecco come in 6 step

Sul benessere del nostro Pianeta incidono innumerevoli fattori, uno dei quali è la presenza di minerali ed elementi chimici vitali nell’aria, nell’acqua e nel terreno. Anche la nostra Terra, infatti, per poter stare in salute ha bisogno di un apporto quotidiano di queste sostanze, che contribuiscono a uno sviluppo sano e florido di tutti gli organismi viventi. 

Fra questi “ingredienti” fondamentali per il nostro ecosistema, il potassio riveste un ruolo particolarmente importante. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che la sicurezza alimentare e la salute degli ecosistemi sono messe a rischio da una cattiva gestione del potassio.  

Vediamo insieme perché l’apporto di potassio nel terreno è indispensabile, cosa comporta una sua carenza e quali azioni si possono intraprendere per limitare eventuali effetti collaterali.

Il ruolo del potassio negli ecosistemi 

Il potassio fa parte di una specie di quello che potremmo definire “trittico della salute” insieme a azoto e fosforo: tutti sono, infatti, elementi nutritivi indispensabili per i nostri ecosistemi e sono il motore principale dell’agricoltura, dal piccolo orto alla grande industria. A differenza dell’azoto e del fosforo, però, il potassio è presente nei terreni in quantità molto più rilevanti ed è per questo motivo che – da solo – è capace di soddisfare ampiamente le esigenze nutrizionali delle specie vegetali. 

Il potassio può vantare innumerevoli proprietà benefiche, che fanno sì che le piante crescano in maniera sana e rigogliosa in modo totalmente naturale, facendo arrivare sulle nostre tavole una materia prima d’eccellenza. Infatti, il potassio è in grado di: 

  • Far sviluppare la parte legnosa delle piante nell’orto; 
  • Favorire la crescita di bulbi e tuberi; 
  • Aiuta le piante con la fotosintesi e con la respirazione; 
  • Aumentare la resistenza al freddo e alla scarsità idrica all’interno delle piantagioni. 

Ecco perché è tanto importante che non manchi mai nei nostri terreni.  

Le conseguenze della carenza di potassio 

Quando il potassio risulta carente nelle colture, la pianta può manifestare questa mancanza con l’imbrunimento delle foglie.  

Secondo quanto riportato da uno studio pubblicato sulla rivista “Nature” recentemente e curato da un team di ricercatori del Centro britannico di ecologia e idrologia di Edimburgo, dell’Università di Edimburgo, dell’University College di Londra e dell’Istituto di valutazione ambientale e ricerca sull’acqua (IDAEA) di Barcellona, attualmente stiamo assistendo a un drastico calo del potassio negli ecosistemi. Questa situazione può portare al rischio di inibire la crescita delle piante e ridurre i raccolti, con conseguenze sia sull’industria che sull’intera economia, oltreché ovviamente sul benessere ambientale. 

Quello che si scatena è un vero effetto domino: a causa della mancanza di potassio naturalmente presente nel terreno, gli agricoltori cercano di compensare distribuendo nelle proprie colture dei fitofarmaci e integratori vegetali a base di potassio. Tuttavia, la grande domanda di potassio comporta da una parte l’innalzamento dei prezzi, dall’altra una sconsiderata estrazione ambientale del potassio, proprio in risposta a questa grande domanda, con conseguenze che possono anche essere disastrose per il nostro Pianeta.  

Come è possibile, allora, arrestare questo processo che sembra irrefrenabile? La risposta degli scienziati arriva in sei step.  

Sei azioni per reintrodurre naturalmente il potassio nei terreni 

Affinché il potassio sia reintegrato nei nostri ecosistemi, i ricercatori hanno individuato sei azioni da intraprendere in ambito nazionale e internazionale, per uscire finalmente da quel domino di conseguenze che abbiamo visto poco sopra. 

  1. Primo passo da compiere è stendere una valutazione globale delle attuali scorte e dei flussi di potassio per identificare i Paesi e le regioni più a rischio; 
  2. A seguire, è bene procedere con la creazione di strutture nazionali per il monitoraggio, la previsione e la risposta alle fluttuazioni del prezzo del potassio; 
  3. Elaborando piani strutturati e solidi, sarà possibile aiutare gli agricoltori a mantenere livelli sufficienti di potassio nel suolo con ulteriori ricerche a lungo termine sulle implicazioni per la resa di una quantità limitata di potassio nelle diverse colture e nei vari tipi di terreno; 
  4. Sarà opportuno valutare anche gli effetti ambientali dell’estrazione dell’elemento e sviluppare di conseguenza pratiche di applicazione sostenibili; 
  5. Tutte queste azioni dovrebbero perciò portare allo sviluppo di un’economia circolare globale del potassio che massimizzi il riutilizzo e il riciclo del nutriente; 
  6. L’ultimo passo fondamentale prevede la cooperazione intergovernativa attraverso le Nazioni Unite e altre agenzie per sviluppare un coordinamento politico globale. 

Tutte queste azioni sono pensate per prevenire il calo della resa delle colture dovuto alla carenza dell’elemento nel suolo, salvaguardare gli agricoltori dalla volatilità dei prezzi e rispondere alle problematiche ambientali associate all’estrazione del potassio.  

Il mio consiglio 

Grazie a questi studi siamo in grado di conoscere più a fondo i meccanismi che portano in tavola le materie prime con cui cuciniamo ogni giorno i nostri pasti. Il mio consiglio per tutti coloro che vogliano stare costantemente al passo con queste ricerche è quello di frequentare i siti di riviste scientifiche di settore nazionali e internazionali, o – in alternativa – affidarsi a pagine di divulgazione scientifica serie, più alla portata dei non addetti ai lavori, ma appassionati. 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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