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Sicurezza Alimentare

Le eccellenze italiane dalla A alla Z

I prodotti del Made in Italy sono un’eccellenza riconosciuta globalmente, al punto da fare gola ai grandi chef di tutto il mondo. Con la sua varietà di territori, climi e tradizioni, l’Italia regala al mondo della gastronomia un patrimonio alimentare di notevole ricchezza. E, se sono così tanti, c’è quasi il rischio di perdersi! Ma forse non tutti sanno che, proprio per individuare, catalogare e documentare il vero Made in Italy, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha istituito nel 2017 un Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano (INPAI).

I numeri del Made in Italy 

È proprio vero che, quando andiamo a fare la spesa, non possiamo resistere a tutti quei prodotti che in etichetta recitano claim del tipo: “made in Italy”, “prodotto in Italia”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” o le denominazioni come Igp, Dop, Docg e Doc oppure ancora la bandiera italiana o il nome della regione di riferimento. È inevitabile nel consumatore associare a queste diciture a un livello qualitativo d’eccellenza, e non a tutti i torti. 

Secondo lo studio condotto annualmente dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, nel corso del 2022 si contano ben 24.000 prodotti con referenza Made in Italy (e simili diciture), che hanno portato oltre 9,7 miliardi di euro di ricavi, circa +1,3% rispetto all’anno precedente. 

Ma il potere di fascinazione delle etichette sui consumatori non finisce qui: sono arrivati a superare quota 10.000 i prodotti sulle cui etichette viene esplicitata la regione da cui provengono e i risultati dello studio sono davvero sorprendenti. Scopriamo, infatti, che è il Trentino Alto-Adige la regione con il giro di vendite più sviluppato dai prodotti che riportano la loro origine in etichetta, seguita dalla Sicilia, dall’Emilia-Romagna e dal Piemonte. 

Insomma, questa mappa dei consumi ci dice molto sulle eccellenze gastronomiche ricercate dai consumatori italiani e sulla loro attenzione per le informazioni riportate nelle etichette, in particolare quelle legate all’origine del prodotto. 

Diviene allora indispensabile non perdere davvero nulla di questo mare magnum di alimenti 100% italiani, apprezzati prima di tutto nella Penisola e poi nel mondo. 

L’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano

Con il Decreto n. 3424 del 15/09/2017 è stato istituito dall’allora Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (oggi Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) l’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano (INPAI), con lo scopo di tenere traccia di tutti gli elementi culturali afferenti alle tradizioni agroalimentari tipiche italiane. 

Non un semplice elenco di specialità, quindi, ma piuttosto la raccolta scrupolosa delle prassi, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, ovvero del know-how relativi alla cultura del cibo e dell’alimentazione in Italia, come pure degli strumenti, degli oggetti, dei manufatti e degli spazi culturali associati a essi, che le comunità riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale immateriale agroalimentare. 

Sono le persone, i produttori, le tradizioni, le pratiche e le conoscenze tramandati nel corso dei secoli, pertanto, a trovarsi al centro di questo Inventario, senza i quali non esisterebbe nessuna delle nostre eccellenze alimentari. 

È in un’ottica di salvaguardia che le comunità locali sono invitate a presentare la domanda di riconoscimento dell’eccellenza gastronomica al Ministero, che effettuerà la valutazione per la candidatura nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Tale riconoscimento consente ai prodotti iscritti all’INPAI di potersi fregiare del titolo d’eccellenza e riportarlo nelle etichette in fase di produzione. 

A oggi, sono 6 gli elementi culturali italiani attualmente iscritti all’Inventario, e nello specifico: 

  1. L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano; 
  2. Il picio e l’arte dell’appiciare; 
  3. Rito (Arte) del Caffè Espresso Italiano; 
  4. La cultura del caffè espresso napoletano tra rito e socialità; 
  5. La tradizione del Balsamico tra socialità, arte del saper fare e cultura popolare dell’Emilia centrale; 
  6. La cucina di casa italiana tra rituali e pratiche sociali. 
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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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