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Sicurezza Alimentare e Scienza dell'Alimentazione

La verità sul cibo proteico al di là delle mode

Quella del cibo proteico è diventata una vera e propria moda, per non dire ossessione. La diffusa convinzione che aiuti a dimagrire ha portato a far comparire sugli scaffali dei supermercati prodotti alimentari arricchiti da proteine, che reclamizzano le loro (presunte) proprietà benefiche con  claim pubblicitari apposti sul packaging. 

Eppure, nella scelta dei prodotti alimentari, soprattutto se abbiamo esigenze nutrizionali specifiche, dovrebbero essere la sicurezza alimentare e un professionista dell’alimentazione a guidarci, non diete alla moda o influencer dalla scarsa credibilità ma con un folto seguito. Oggi, in compagnia della dottoressa Cataldi, esperta in Scienza dell’Alimentazione, voglio approfondire il mondo del cibo proteico dal punto di vista nutrizionale e della sicurezza, andando oltre i rumors con sguardo obiettivo e scientifico. 

I consigli dell’esperta in Sicurezza Alimentare 

Quando parliamo di cibo proteico non facciamo riferimento alle proteine naturali, come potrebbero essere la bresaola e il parmigiano. I cosiddetti cibi “pro” sono infatti tutti quelli che naturalmente avrebbero un basso (o nullo) contenuto proteico e che vengono addizionati negli stabilimenti produttivi con proteine artificiali. 

Un alimento può dirsi proteico sulla base della sua concentrazione proteica, non sul quantitativo assoluto di proteine presenti nella porzione di cibo che viene consumata; oltretutto, ai fini della definizione, non viene nemmeno considerata la differenza fra proteine animali o vegetali. 

Le norme attualmente in vigore stabiliscono che: 

  1. un alimento contenente proteine nella proporzione di almeno 3 g (pari a 12 k calorie) per 100 k calorie totali è da considerare “fonte di proteine” o “a contenuto significativo di proteine”; 
  2. un alimento contenente proteine nella proporzione di almeno 5 g (pari a 20 k calorie) per 100 k calorie totali è da considerare “ad elevato contenuto proteico”. 

Per gli alimenti a fini medici speciali (dietetici, per patologie specifiche o per neonati) così come normati dal regolamento UE 609/2013, la dichiarazione nutrizionale è obbligatoria in toto. 

Potrebbe poi capitarci di trovare sulla confezione due tipologie di claim: 

  1. fonte di proteine: se la sua componente proteica fornisce almeno il 12% delle calorie totali; 
  2. ad alto contenuto di proteine: se il contributo alle calorie totali di detta componente arriva almeno al 20%. 

Per chiarezza, specifico che un claim del tipo “contenuto significativo di proteine” o semplicemente “contiene proteine” è da intendere equivalente al primo, mentre un claim del tipo “ricco in/di proteine” è da intendere equivalente al secondo. 

Vi raccomando quindi di leggere sempre con attenzione quanto riportato sulle etichette dei prodotti prima di procedere all’acquisto e al consumo e di consultare il proprio medico di base, soprattutto in caso di esigenze nutrizionali specifiche. 

I consigli dell’esperta in Scienza dell’Alimentazione 

I cibi proteici, come sarà ormai chiaro, sono quelli che contengono proteine, ossia catene di amminoacidi, diverse per forma e dimensione. Essi svolgono importanti funzioni all’interno del nostro organismo, ma è diventata purtroppo pratica comune abusarne in nome della loro presunta capacità di farci dimagrire. In particolare, molti giovani sportivi, con l’obiettivo di mettere su massa magra (cioè i muscoli), si rivolgono a questa tipologia di prodotti per raggiungere una prestanza fisica ottimale.  

Eppure, come spesso accade, non è tutto oro ciò che luccica, e le esigenze del nostro corpo un equilibrio che non si può ridurre all’aggiunta di una barretta energetica o di un integratore proteico. Dal punto di vista nutrizionale, possiamo considerare alimenti proteici quelli il cui contenuto proteico è di almeno il 12 % delle calorie totali dell’alimento; sono invece alimenti ad elevato contenuto proteico sono quelli che contengono una quantità di proteine pari ad almeno il 20% dell’apporto calorico totale.  

Di cibi naturalmente proteici, vale a dire non addizionati in stabilimenti produttivi, ne esistono  

moltissimi, ma – per semplificare – potremmo raggrupparli in due categorie:  

  1. Cibi proteici di origine vegetale: legumi, cereali, alghe, soia e derivati, semi e frutta a guscio;  
  2. Cibi proteici di origine animale: carne, pesce, uova, latte e derivati.  

Il punto è che, per un’alimentazione sana ed equilibrata, è necessario bilanciare il consumo di  proteine con gli altri macronutrienti, indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo: è sbagliato demonizzare i carboidrati eliminandoli del tutto dall’ alimentazione abituale e soprattutto farlo autonomamente in virtù di un potere termogenico delle proteine, poiché si rischia di sovraccaricare i reni con le scorie azotate che sono i prodotti di scarto delle proteine stesse ed in ogni caso, seppur il risultato possa apparire più rapido e facile da raggiungere, è molto più difficile da mantenere. Infatti, dopo una deprivazione più o meno lunga di carboidrati, vengono messi in atto dall’organismo dei sistemi “compensativi” di ricerca dei cibi proibiti difficili da tenere a freno, con il risultato che si riprendono con facilità i chili persi e si resta con un senso di frustrazione che tende a reiterare la scelta proteica in un circolo vizioso improduttivo e di impegno non solo dei reni ma anche del fegato che ha bisogno di zuccheri per funzionare al meglio. Discorso diverso sono le terapie chetogeniche per patologie, che hanno la loro efficacia purché sotto stretto controllo medico.  

In ogni caso secondo i Livelli raccomandati di energia e nutrienti (Larn), redatti dalla Società italiana di nutrizione umana per persone sane (questo vuol dire che pazienti con particolari patologie potrebbero necessitare di una dieta specifica che vada oltre i Larn previsti dalla SINU), la quantità giornaliera di proteine necessaria al nostro organismo è di 0,9 g per chilogrammo di peso corporeo. Per parlare oltre i numeri e rendere tutto più chiaro, basti sapere che questi quantitativi si possono raggiungere facilmente con un’alimentazione bilanciata, senza utilizzo alcuno di integratori o cibi “pro”. 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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