Quando si parla di insetti nell’alimentazione, il pensiero corre quasi sempre ai novel food: farine di grillo, cavallette essiccate e altri prodotti che suonano abbastanza esotici alle nostre orecchie. Negli ultimi anni questi ingredienti hanno attirato l’attenzione dei media, alimentando curiosità ma anche qualche preoccupazione. Eppure, la vera rivoluzione potrebbe non arrivare direttamente nel nostro piatto.
Esiste infatti un ambito molto meno conosciuto, ma destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nel futuro della produzione alimentare: l’impiego degli insetti come ingredienti dei mangimi per gli animali da allevamento. Una possibilità che riguarda bovini, suini, pollame e pesci e che nasce dall’esigenza di individuare nuove fonti proteiche in grado di coniugare sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare.
A prima vista potrebbe sembrare un’idea insolita. In realtà, in natura molti animali allevati dall’uomo si nutrono spontaneamente di insetti: basti pensare al pollame o ai pesci d’acqua dolce. La novità non è quindi rappresentata dall’insetto in sé, ma dalla possibilità di allevarlo in condizioni controllate per ottenere ingredienti destinati alla nutrizione animale, nel rispetto di requisiti produttivi e sanitari ben definiti.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dedicato grande attenzione a questa soluzione, valutandone non solo il profilo nutrizionale ma anche gli aspetti microbiologici, chimici e ambientali. Il risultato è stato un progressivo aggiornamento della normativa europea, che oggi disciplina in modo preciso quando, come e per quali specie animali gli insetti possano essere utilizzati nei mangimi.
Come accade per ogni innovazione che entra nella filiera alimentare, anche questa continua però a suscitare opinioni contrastanti. Da un lato vengono evidenziati i possibili benefici ambientali; dall’altro emergono dubbi legati soprattutto alla sicurezza e alla conoscenza di una normativa ancora poco familiare al grande pubblico.
Nell’articolo di oggi cercheremo di comprendere insieme cosa prevede oggi la legislazione europea e perché gli insetti siano considerati una delle possibili risorse per l’alimentazione animale. Osserveremo questo tema al di là di ogni scetticismo, con uno sguardo più ampio, nel quale sostenibilità e sicurezza alimentare non rappresentano due obiettivi alternativi, ma due aspetti che devono necessariamente procedere insieme.
Una nuova frontiera per gli allevamenti: cosa ne pensa l’UE
L’idea di utilizzare gli insetti nei mangimi potrebbe sembrare una novità degli ultimi anni, ma affonda le proprie radici in una storia molto più lunga, fatta di ricerca scientifica, controlli e progressivi aggiornamenti normativi.
Per comprenderla bisogna tornare ai primi anni Duemila, quando l’Europa scelse di rafforzare profondamente le regole sull’alimentazione animale in seguito alla crisi dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), più nota come “mucca pazza“. Il Regolamento (CE) n. 999/2001 introdusse all’epoca restrizioni molto severe sull’impiego delle proteine animali trasformate nei mangimi, con l’obiettivo di prevenire qualsiasi rischio di trasmissione della malattia. Per molti anni queste misure hanno rappresentato uno dei pilastri della sicurezza alimentare europea.
La ricerca scientifica, però, non si è mai fermata. Nel corso degli anni sono aumentate le conoscenze sulle diverse fonti proteiche e sui processi produttivi, permettendo di distinguere situazioni che in passato venivano considerate equivalenti. È proprio in questo contesto che gli insetti hanno iniziato ad attirare l’interesse della comunità scientifica.
Non si tratta di insetti raccolti in natura o allevati in modo improvvisato. Le specie autorizzate vengono allevate in stabilimenti dedicati, seguendo condizioni rigorosamente controllate e utilizzando esclusivamente substrati consentiti dalla normativa. Anche le fasi di trasformazione sono disciplinate da procedure specifiche, che garantiscono tracciabilità, controlli igienico-sanitari e standard qualitativi analoghi a quelli richiesti per gli altri ingredienti destinati all’alimentazione animale.
Tra le specie oggi autorizzate figurano, ad esempio, la mosca soldato nera (Hermetia illucens), il verme della farina (Tenebrio molitor) e il grillo domestico (Acheta domesticus). La loro scelta non è casuale: sono specie ampiamente studiate dal punto di vista biologico, caratterizzate da un’elevata efficienza nella conversione del cibo in proteine e da un ciclo vitale relativamente rapido, caratteristiche che ne favoriscono l’allevamento in condizioni controllate.
Un passaggio importante è arrivato con il Regolamento (UE) 2021/1372, che ha autorizzato l’impiego delle proteine animali trasformate ottenute da insetti nell’alimentazione di suini e pollame, ampliando una possibilità già prevista per il settore dell’acquacoltura. Per i ruminanti, invece, il quadro rimane più prudente: le proteine di insetto continuano a non essere autorizzate nei mangimi destinati a bovini, ovini e caprini, mentre possono essere impiegati gli oli derivati dagli insetti e le proteine idrolizzate, secondo le condizioni stabilite dalla normativa.
Questa differenza dimostra come il legislatore europeo adotti un approccio graduale. Ogni apertura viene introdotta solo dopo un’attenta valutazione delle evidenze scientifiche disponibili, senza scorciatoie e senza derogare ai principi di sicurezza alimentare. In altre parole, la sostenibilità rappresenta un obiettivo importante, ma non sufficiente da sola: ogni innovazione deve prima dimostrare di essere sicura per gli animali, per i consumatori e per l’ambiente.
Anche per questo motivo gli insetti vengono spesso indicati come una delle possibili soluzioni per ridurre l’impatto ambientale della produzione di mangimi. A differenza delle fonti proteiche tradizionali, richiedono quantità inferiori di acqua, occupano spazi molto più contenuti e possono trasformare efficacemente alcune matrici organiche autorizzate in proteine di elevato valore nutrizionale. È un esempio concreto di come la ricerca stia cercando di rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse naturali, senza modificare gli standard di sicurezza che caratterizzano la filiera alimentare europea.
La sostenibilità, quindi, non sostituisce la sicurezza alimentare: ne rappresenta un’evoluzione. Ogni nuova soluzione deve infatti trovare un equilibrio tra innovazione, tutela della salute e rispetto dell’ambiente. Gli insetti nei mangimi costituiscono uno degli esempi più interessanti di questo percorso, anche se la loro introduzione continua a essere accompagnata da dubbi e perplessità da parte dei consumatori.
Tra scienza e percezione: cosa pensano davvero gli italiani
Se dal punto di vista scientifico e normativo il percorso degli insetti nei mangimi è ormai ben delineato, sul fronte della percezione dei consumatori la situazione appare più sfumata. Ogni innovazione alimentare, del resto, attraversa una fase nella quale la ricerca procede più velocemente della conoscenza diffusa. È una dinamica già osservata in passato con altre tecnologie e che oggi sembra riproporsi anche per gli insetti.
A fotografare questo scenario è un recente studio condotto dall’Università di Torino, che ha analizzato il modo in cui gli italiani percepiscono l’utilizzo degli insetti nell’alimentazione dei ruminanti. Più che misurare un semplice consenso o dissenso, la ricerca ha cercato di comprendere quali fattori influenzino il giudizio dei consumatori e quanto incidano la conoscenza della normativa, la fiducia nella ricerca scientifica e la percezione del rischio.
Il risultato forse più interessante è che gli italiani non sembrano dividersi in modo netto tra favorevoli e contrari. Al contrario, emerge un quadro molto più articolato, nel quale prevalgono incertezza e bisogno di informazioni. Lo studio individua, infatti, quattro diversi profili di consumatori: accanto a una quota di persone ancora piuttosto scettiche convivono gruppi che riconoscono i possibili benefici ambientali degli insetti, ma che desiderano comprendere meglio gli aspetti legati alla sicurezza prima di esprimere un giudizio definitivo.
È un dato che merita una riflessione. Quando si affrontano temi innovativi, si tende spesso a interpretare la prudenza come un rifiuto. In questo caso, invece, la ricerca suggerisce una lettura diversa: molti consumatori non manifestano una contrarietà pregiudiziale, ma semplicemente dichiarano di non possedere informazioni sufficienti per valutare un argomento ancora poco conosciuto.
Questa interpretazione trova conferma anche nelle numerose risposte “non so” raccolte dai ricercatori su aspetti fondamentali come la normativa europea, le modalità di allevamento degli insetti, i possibili effetti sulla salute animale e la sicurezza dei prodotti ottenuti. In altre parole, il principale ostacolo sembra essere la distanza tra il progresso della ricerca e la sua divulgazione al grande pubblico.
Un altro elemento interessante riguarda il rapporto tra conoscenza e fiducia. Lo studio evidenzia infatti che le persone più informate tendono a valutare questa innovazione in modo più equilibrato, prendendo in considerazione sia i possibili benefici sia gli aspetti che richiedono ulteriori approfondimenti. Al contrario, dove le informazioni sono più limitate aumenta la percezione del rischio, anche in assenza di evidenze scientifiche che giustifichino particolari preoccupazioni.
Naturalmente questo non significa che gli insetti rappresentino una soluzione priva di criticità. Come ogni ingrediente destinato alla filiera alimentare, anche le proteine ottenute dagli insetti devono essere costantemente monitorate sotto il profilo microbiologico, chimico e nutrizionale. Proprio per questo motivo la normativa europea disciplina non soltanto le specie autorizzate, ma anche le modalità di allevamento, i substrati utilizzabili, i processi di trasformazione e i controlli ufficiali lungo tutta la filiera.
La sicurezza alimentare, infatti, non dipende dall’ingrediente in sé, ma dal modo in cui viene prodotto, controllato e utilizzato. È lo stesso principio che guida ogni altra materia prima destinata all’alimentazione animale e che, nel caso degli insetti, assume un’importanza ancora maggiore proprio perché si tratta di una tecnologia relativamente nuova.
Sotto questo profilo, gli insetti rappresentano un esempio interessante di come sostenibilità e sicurezza possano procedere nella stessa direzione. Da un lato consentono di utilizzare meno acqua, occupare spazi ridotti e valorizzare risorse che altrimenti verrebbero scartate; dall’altro richiedono un sistema di controlli rigoroso, indispensabile per garantire la tutela della salute animale e, di conseguenza, dei consumatori. Le due dimensioni non sono quindi in contrapposizione, ma si rafforzano a vicenda.
La ricerca dell’Università di Torino restituisce quindi un messaggio che va oltre il tema degli insetti. Ogni innovazione alimentare ha bisogno di tempo per essere compresa e accettata, ma soprattutto ha bisogno di essere raccontata in modo corretto. La conoscenza rappresenta infatti il primo strumento per distinguere ciò che è supportato dalle evidenze scientifiche da ciò che nasce invece da percezioni, semplificazioni o informazioni incomplete.
Il mio consiglio
Quando si parla di sicurezza alimentare è naturale prestare attenzione a ciò che troviamo nel piatto. Molto più raramente ci soffermiamo su quello che accade lungo la filiera, dove spesso prendono forma le innovazioni destinate a caratterizzare l’alimentazione del futuro. Gli insetti nei mangimi ne sono un esempio: una soluzione ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma già oggetto di valutazioni scientifiche e di un preciso quadro normativo europeo.
Il consiglio, quindi, è quello di osservare questi temi con curiosità, senza lasciarsi guidare né dall’entusiasmo né dalla diffidenza. Ogni innovazione richiede tempo per essere compresa e, soprattutto, informazioni affidabili per essere interpretata nel modo corretto. Conoscere come vengono valutati i nuovi ingredienti destinati all’alimentazione animale, quali controlli accompagnano la loro introduzione e quali norme ne regolano l’impiego permette di affrontare il dibattito con maggiore consapevolezza.
La sostenibilità rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, ma nel settore alimentare non può mai prescindere dalla sicurezza. Ogni passo avanti è possibile solo quando ricerca scientifica, controlli e normativa procedono nella stessa direzione. È questo equilibrio, spesso poco visibile agli occhi del consumatore, che rende possibile innovare senza rinunciare alla tutela della salute.
In fondo, il futuro dell’alimentazione non dipenderà soltanto dagli alimenti che sceglieremo di portare in tavola, ma anche dalle decisioni che verranno prese lungo tutta la filiera per renderla sempre più sicura, sostenibile e capace di rispondere alle sfide ambientali dei prossimi anni.
Con questo articolo io vi saluto e vi ringrazio per avermi accompagnato anche in questi mesi. Ci ritroveremo a settembre con nuovi approfondimenti, consigli e curiosità sul mondo della sicurezza alimentare.
Nel frattempo, vi auguro un’estate serena, ricca di sorrisi, buon cibo e momenti da ricordare. Buone vacanze e… a settembre!

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.




