claims salutistici

Free from food: gli alimenti “senza”

Ormai è un dato di fatto! È esploso il filone dei prodotti “senza”:

“senza glutine, “senza olio di palma”, “senza uovo” o “senza latte” .

L’offerta alimentare è talmente varia che nei supermercati possiamo trovare cibi per tutte le esigenze!

Voi acquistate questo tipo di prodotti? Qual è il vostro claim?

 

I prodotti “senza”

Questi alimenti, per un motivo o per un altro, sono privi di un ingrediente.

Scelte di questo tipo dipendono dalla volontà dell’industria di intercettare le preferenze di una particolare categoria di consumatori.

Ci sono molte altre indicazioni sulle confezioni alimentari in grado di guidarci nelle nostre scelte: sono quelle relative all’assenza dei c.d. nutrienti (zuccheri, sale, grassi, calorie) che ci danno informazioni preziose sull’apporto nutritivo di un alimento.

 

  1. Lo zucchero

I prodotti senza zuccheri

Questi alimenti sono privi di zuccheri: ne sono concessi non più di 0,5 g su 100 g di prodotto, ed è possibile verificare la quantità guardando la tabella nutrizionale.

 

I prodotti senza zuccheri aggiunti

Questa dicitura indica alimenti nei quali, al momento della produzione, non figuravano zuccheri di alcun tipo (o altre sostanze dolcificanti come il miele ad esempio).

Questo però non vuol dire che l’alimento possa essere definito senza zuccheri perché ci possono essere zuccheri naturalmente presenti al suo interno (è sufficiente che un alimento contenga della frutta!)

 

  1. Il sale

Il sodio è quello che compone il sale da cucina normale, che è cloruro di sodio: quindi 1 g di sodio corrisponde a circa 2,5 g di sale.

I prodotti a bassissimo contenuto di sodio e a bassissimo contenuto di sale

Queste diciture sono consentite solo se l’alimento contiene non più di 0,04 g di sodio per 100 g di prodotto (oppure 0,1 g di sale). Tenete conto che nelle tabelle nutrizionali che si trovano sulle confezioni è sempre riportato il valore del sale, quindi è a questo che si deve fare riferimento.

 

I prodotti “leggeri” e “light”

Penso sia uno dei pochi casi in cui viene esplicitamente consentito l’utilizzo di un termine (light) in una lingua diversa dall’Italiano!

Le diciture sono consentite solo se c’è stata una riduzione di un nutriente (es. zuccheri, grassi, ecc.) pari almeno al 30% rispetto ad un prodotto analogo.

Generalmente le aziende realizzano prodotti “light” apportando modifiche agli stessi prodotti standard che già commercializza, per offrire al consumatore entrambe le varianti.

Esistono molti altri “claim” nutrizionali; se volete approfondire, più informazioni sono disponibili a questo link.

 

Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

Invitata spesso in radio e televisione come esperta, collaboro con DiMartedì, il programma di Giovanni Floris.

Nel tempo libero divoro film in lingua originale e mi nutro di musica pop.

Il mio piatto forte?
Il tiramisù con le uova delle mie galline.