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Sicurezza Alimentare

Fare di più con meno: le 4 “R” della frugal innovation

L’attività innovativa è un elemento strategico per lo sviluppo di ogni impresa. Negli ultimi anni, ha assunto un ruolo significativo anche nell’industria alimentare, un settore in sempre costante sviluppo. Un concetto a cui forse siamo poco familiari è quello di innovazione frugale: in poche parole, essa consente di fare di più (e meglio) con meno risorse.  

La frugal innovation dovrebbe essere alla base di tutte le aziende alimentari, date le grandi possibilità di implementazione che da questa derivano. Ecco perché in questo articolo voglio approfondire con le mie lettrici e i miei lettori questo concetto e svelare quali sono le 4 “R” che dovrebbero guidare l’industria alimentare. 

Frugal innovation: di cosa stiamo parlando 

Se navighiamo un po’ nel web, troveremo svariate definizioni di innovazione frugale. Questo accade perché essa presenta un’ampia gamma di applicazioni e di esiti. In buona sostanza, per semplificare, potremmo dire che l’innovazione frugale può essere definita come una serie di misure volte a massimizzare il rapporto tra valore e risorse. Questa innovazione si traduce nella capacità di far funzionare meglio la filiera utilizzando meno risorse per un gruppo più ampio di prodotti o servizi. La frugal innovation vuole, quindi, essere una risposta alla scarsità delle risorse – finanziarie, materiali o ambientali – per trasformare le limitazioni della produzione in benefici.  

Come ben sappiamo, il mondo è afflitto da un’enorme perdita di prodotti grezzi e dallo spreco di cibo a causa di inefficienze nelle catene del valore, abitudini di consumo insostenibili e del cambiamento climatico. Recenti studi dimostrano che il 27-32% di tutto il cibo prodotto a livello globale va perso o sprecato; per frutta e verdura la quota di perdita/spreco può raggiungere il 55%. Inoltre, si stima che la popolazione mondiale aumenterà di altri 2,2 miliardi fino al 2050, raggiungendo i 9,8 miliardi di persone, facendo crescere ulteriormente la domanda globale di cibo, soprattutto nelle economie in via di sviluppo di Africa e Asia. 

Di fronte a questo quadro possiamo capire l’importanza di mettere in atto il prima possibile una frugal innovation quanto più diffusa possibile. Lo scopo dell’innovazione frugale è ridurre in maniera significativa i costi (intesi in termini sia economici che ambientali), concentrandosi sulle funzionalità principali e riducendo quelle non essenziali, per arrivare a una maggiore efficienza delle risorse e un’ottimizzazione delle prestazioni. Le caratteristiche principali dell’innovazione frugale possono essere riassunte nel modo che segue: 

  1. accessibilità economica; 
  2. riduzione e semplificazione della complessità; 
  3. affidabilità; 
  4. efficienza delle risorse; 
  5. funzionalità mirate; 
  6. facilità d’uso; 
  7. opportunità di crescita.  

Per capire come mettere in pratica l’innovazione frugale nelle aziende alimentari dobbiamo necessariamente passare per le quattro “R”. 

Come praticare l’innovazione frugale attraverso le 4 “R” 

Le innovazioni frugali, nella loro essenza, cercano di generare valore attraverso un uso minimo di risorse e a un costo di proprietà accessibile, sia per il produttore che per il consumatore. Affinché questo sia possibile, si richiede generalmente una progettazione e una cultura organizzativa frugale. 

Il modello ideale di applicazione della frugal innovation è stato delineato dalla Stanford Social Innovation Review, una rivista scientifica di settore che ha descritto in un articolo le famose 4 “R” dell’innovazione frugale. Esse sono: reuse, repurpose, recombine e rapidity (ovvero riutilizzare, ricombinare, reimpiegare, rapidità). 

  1. Riuso/reuse 

Con questa parola ci si riferisce alla ricerca di risorse disponibili ma obsolete e utilizzarle in modi nuovi senza richiedere grandi modifiche. Si tratta di risorse spesso in disuso che possono essere riutilizzate senza (o con poche) modifiche. Pensiamo a quanta energia pulita, a quanti imballaggi biodegradabili, ma anche quanti mangimi possono essere generati grazie al riutilizzo di risorse, originariamente destinate ad altro scopo, ma che – con minimo adattamento – possono vivere una seconda vita, invece che diventare subito un rifiuto. 

1.Reimpiego/repurpose

Il principio del reimpiego si basa sulla possibilità di sfruttare un investimento per modificare una risorsa di valore e adattarla ad altre finalità in risposta a un nuovo contesto. Concretamente, si tratta di alterare una risorsa davvero preziosa per servire uno scopo originariamente non previsto. 

2.Ricombinare/recombine 

Ricombinare significa unire risorse provenienti da diversi ambiti e industrie attraverso un processo di fusione e ibridazione. Descrive la combinazione di risorse, processi e pratiche tra organizzazioni non profit, governi e aziende profit in diversi settori. In parole semplici, potremmo riassumere con “l’unione fa la forza”. Nel campo alimentare, questo si potrebbe tradurre nella cooperazione fra i vari attori della filiera, dal campo alla tavola, per ridurre drasticamente costi e sprechi. 

3.Rapidità/rapidity 

Il riutilizzo, il reimpiego e la ricombinazione delle risorse esistenti offrono una via di grande rilevanza nell’innovazione frugale, ma ognuna di queste tecniche sarebbe vana se non fosse eseguita rapidamente. Grazie al fatto che molti di questi principi partono da qualcosa di preesistente e lo adattano a nuovi contesti, è possibile (e anche necessario) che le soluzioni nate dai processi di innovazione frugale siano applicate in modo rapido. Considerata l’emergenza climatica e ambientale che stiamo vivendo, l’urgenza ci spinge a dove agire con grande velocità ogni giorno, in ogni settore possibile, a cominciare da quello alimentare per arrivare poi a tutti gli ambiti del commercio e della vita umana.  

Il mio consiglio 

L’importanza dell’innovazione frugale è determinata dalla crescente pressione sui costi, dalla necessità di sostenibilità ecologica, dall’aumento degli standard normativi e dalle opportunità offerte dal digitale.  

Le aziende alimentari possono farlo riducendo al minimo l’uso delle risorse nello sviluppo, nella produzione e nella fornitura, oppure utilizzandole in modo nuovo: questa innovazione parsimoniosa è, infatti, in grado di generare valore, pur utilizzando meno risorse, grazie al grande risparmio economico che da essa deriva.  

Anche i consumatori possono mettere in atto una piccola innovazione frugale nelle proprie case: invece di gettare nella pattumiera il cibo, valutiamo se con gli scarti alimentari è possibile dar vita a nuove pietanze. Spesso, in questo modo, nascono ricette buonissime e inaspettate! 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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