Coronavirus: meglio l’acqua in bottiglia o quella del rubinetto?

L’eterno dubbio tra acqua in bottiglia ed acqua del rubinetto si ripropone ancor di più in questi giorni in cui facciamo abbondanti scorte di spesa. Ma è necessario fare incetta di acqua o possiamo fidarci e bere quella del rubinetto?

Il coronavirus nell’acqua del rubinetto

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato una nota per chiarire che l’acqua del rubinetto è sicura e che consumarla non ci espone al rischio di contrarre il coronavirus. Non è mai stata rilevata, infatti, la presenza del coronavirus nell’acqua potabile e, in ogni caso, le regolari attività di disinfezione che vengono eseguite sull’acqua eliminerebbero il virus.

Inoltre, le condizioni ambientali in cui si trova l’acqua nel percorso che arriva ai nostri rubinetti (temperatura, luce solare, livelli di pH elevati) rendono impossibile la sopravvivenza del virus.

Come viene prodotta l’acqua del rubinetto

L’acqua del rubinetto è sottoposta a numerosi controlli che ne garantiscono la qualità. L’acqua non deve contenere microrganismi, parassiti ed altre sostanze che rappresentino un pericolo per il consumatore. Inoltre l’acqua deve possedere specifiche caratteristiche organolettiche tra cui limpidezza, trasparenza, assenza di colore e odori anomali.

Le reti idriche sono quindi controllate dai gestori (acquedotti) e dalle autorità competenti (ASL) secondo precisi piani che definiscono modi e tempi:

  • controlli interni: sono eseguiti dal gestore, che concorda con le autorità competenti il programma di controllo per quanto riguarda punti di prelievo e frequenza, ed esegue analisi di laboratorio.
  • controlli esterni: sono svolti autorità territorialmente competenti tramite ispezioni, prelievo dell’acqua ed analisi specifiche

Le analisi di laboratorio verificano la conformità dell’acqua ai requisiti stabiliti per legge. In particolare, il decreto legislativo n. 31/2001 impone specifici parametri microbiologici e chimici che tutelano la nostra salute da batteri (per esempio l’escherichia coli) e contaminanti chimici (per esempio il piombo).

Acqua in bottiglia ed inquinamento

L’Italia è il primo paese in Europa per il consumo di acqua in bottiglia, con un consumo pro-capite di circa 206 litri annui ed il secondo nel mondo, superato solo dal Messico, in cui si consumano 244 litri annui.

Il rapporto “Single-use plastics and the marine environment” mostra che in Europa si consumano annualmente 46 miliardi di bottiglie in plastica.

In Italia circa il 90% delle acque in bottiglia viene imbottigliato in contenitori di plastica, con la conseguente produzione di grandi quantità di rifiuti plastici. Inoltre, l’80% dell’acqua imbottigliata in Italia è trasportata su gomma in Regioni diverse da quella di imbottigliamento (e un autotreno può immette nell’ambiente anche 1300 kg di CO2 ogni 1000 km).

Coronavirus ed inquinamento

Recenti studi scientifici stanno valutando la correlazione tra la diffusione del coronavirus e l’inquinamento atmosferico.

La Società Italiana di Medicina dell’Ambiente, ed altri ricercatori nel mondo, osservando il comportamento dei virus quando entrano in contatto con le polveri sottili disperse nell’aria, hanno concluso che i virus si “attaccano” al particolato atmosferico (particelle solide e/o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane) e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze.

Ciò spiegherebbe l’incontenibile diffusione del coronavirus in Lombardia, la regione che registra livelli di inquinamento tra i più alti nel nostro paese.


Bibliografia

Pillole antipanico, Istituto Superiore di Sanità: https://bit.ly/2US9gIT

Decreto legislativo n. 31/2001: https://bit.ly/2wTuq1s

Dossier “Acque in bottiglia”, Legambiente: https://bit.ly/340ZQ21

Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione, Società Italiana di Medicina Ambientale: https://bit.ly/2UAiPNV

Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

Invitata spesso in radio e televisione come esperta, collaboro con DiMartedì, il programma di Giovanni Floris.

Nel tempo libero divoro film in lingua originale e mi nutro di musica pop.

Il mio piatto forte?
Il tiramisù con le uova delle mie galline.