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Sicurezza Alimentare

Cloud seeding: di che si tratta e che implicazioni potrebbe avere nell’agricoltura

I recenti fatti dell’alluvione di Dubai hanno portato all’attenzione del pubblico il fenomeno del cloud seeding. Nonostante se ne faccia un gran parlare solo in questi giorni, in realtà questa tecnica risale addirittura agli anni Quaranta ed è stata portata avanti – con esiti discutibili – fino ad oggi, pensando di implementarla grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. 

Per non dare adito a polemiche e facili strumentalizzazioni, che con la scienza c’entrano ben poco, vorrei guardare il cloud seeding da vicino, per capire quali potrebbero essere le reali applicazioni nel settore agroalimentare nell’ottica di una maggiore sostenibilità e sicurezza alimentare. 

Cos’è e come funziona il cloud seeding 

Anche se qualcuno l’ha definita “pioggia a comando”, in realtà il cloud seeding non funziona esattamente così. Letteralmente “inseminazione delle nuvole”, il cloud seeding non ha la capacità di creare delle nuvole laddove non vi sono, quanto piuttosto di stimolare la pioggia in un cielo già nuvoloso.  

L’obiettivo di Vincent Joseph Schaefer, il chimico e meteorologo americano che mise a punto questa tecnica nel 1946, era quello di rendere possibile l’intervento umano nella formazione delle nubi. Dopo numerosi studi, giunse alla conclusione che attraverso il ghiaccio secco si poteva favorire la formazione di pioggia all’interno di una nube. 

Il ghiaccio secco, che altro non è che anidride carbonica allo stato solido, ha la capacità di fungere da nucleo di condensazione, vale a dire un agglomerato di particelle attorno alle quali si condensa il vapore acqueo (presente naturalmente nelle nubi). Il cloud seeding altro non fa che inserire artificialmente ulteriori particelle di vapore acqueo così da riuscire a far condensare il vapore delle nubi, scatenando la pioggia.  

Per farlo si utilizzano degli aereomobili speciali, quindi non gli aerei di linea sui quali siamo abituati a viaggiare, sui quali sono montati dei piccoli “cannoni” che sparano o del ghiaccio secco, oppure dei composti a base di ioduro di argento. Questa sale è in grado di legarsi alle molecole d’acqua presenti all’interno della nube, favorendone la condensazione e, quindi, come si è detto, la pioggia.  

Cloud seeding e agricoltura: le prospettive reali 

Come detto in apertura, il cloud seeding è una tecnica conosciuta sin dagli anni Quaranta e, nonostante susciti sempre una certa fascinazione, i suoi risultati sono spesso stati deludenti. Tuttavia, la teoria sarebbe decisamente promettente: secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, in condizioni ottimali, il cloud seeding può aumentare le precipitazioni di una singola nuvola fino al 20 per cento. 

Considerato l’enorme cambiamento climatico cui assistiamo di anno in anno, con sempre più frequenti episodi di grave siccità, implementare un sistema di questo tipo sarebbe fondamentale per sviluppare una maggiore sicurezza agroalimentare e rinverdire intere aree del Pianeta, restituendo ossigeno e risorse alla nostra Terra. 

Come ogni cosa, anche per il cloud seeding esistono dei pro e dei contro: 

  • Fra i vantaggi possiamo certamente pensare, oltre a quelli già detti, al miglioramento della qualità dell’aria, oltre a garantire risorse di acqua potabile a tutti quei Paesi che soffrono la fame e la sete; 
  • Bisogna però anche guardare agli svantaggi: si tratta di una tecnica molto costosa e di cui gli scienziati, tutt’oggi, non sono in grado di definire correttamente i reali effetti collaterali. Fra i pochi evidenziati, esistono delle preoccupazioni circa l’alterazione dei modelli meteorologici esistenti a livello locale, che potrebbe portare a condizioni indesiderate come la grandine nelle aree agricole. 
Il mio consiglio 

Guardare alla scienza e alla tecnologia con fiducia per cercare una possibile soluzione ai problemi climatici e ambientali può darci una speranza e una spinta a fare la differenza anche nel nostro piccolo. Tenersi adeguatamente informati e non cadere nel tranello di fake news o allarmismi è fondamentale per essere consumatori lucidi e consapevoli. 

Se il cloud seeding porterà reali benefici nel settore agroalimentare ce lo diranno i ricercatori e gli imprenditori; a noi consumatori spetta il compito di osservare con attenzione il settore, facendo scelte guidate sempre dalla verità scientifica.

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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