Categoria: Sicurezza Alimentare

congelare

Come congelare correttamente gli alimenti

Data la varietà degli alimenti ed i molti tipi di freezer in commercio, non esiste una regola universale per il

congelamento domestico. Dobbiamo controllare sul libretto di istruzioni il numero di stelle del nostro freezer. Il codice internazionale a stelle stabilisce per quanto tempo un dato alimento si conserva in un determinato tipo di freezer. In ogni caso, la temperatura deve essere costantemente pari a – 18°C e puoi verificarlo periodicamente inserendo un termometro all’interno.

In assenza di indicazioni precise sugli alimenti, puoi tenere in considerazione i tempi in tabella:

  • Prodotti Tempi in freezer
  • Bacon e salsicce 1 – 2 mesi
  • Alimenti cotti in casseruola 1 – 2 mesi
  • Albume e ovoprodotti 12 mesi
  • Salse con carne e pollo 2 – 3 mesi
  • Preparazioni di carne 1 – 2 mesi
  • Arrosti crudi 9 mesi
  • Bistecche o cotolette crude 4 – 6 mesi
  • Carne macinata cruda 3 – 4 mesi
  • Carne cotta 2 – 3 mesi
  • Pollo intero crudo 12 mesi
  • Frattaglie crude di pollame 3 – 4 mesi
  • Pollo cotto 3 – 4 mesi
  • Minestre e stufati 2 – 3 mesi
  • Selvaggina cruda 8 – 12 mesi

 

Quando congeli gli alimenti, utilizza sacchetti monouso idonei al contatto alimentare ed apponi un’etichetta con la data di congelamento, ti aiuterà a ricordare quando è il momento di scongelarli. Per congelare gli alimenti, tagliali in piccoli pezzi per velocizzare il processo di abbattimento della temperatura. Non riporre nel freezer gli alimenti ancora caldi perchè scongeleresti gli altri.

Per una conservazione ottimale, il freezer deve essere mantenuto ben pulito e non deve presentare brina all’interno, segno di un avvenuto sbalzo termico.

Scongelare gli alimenti a temperatura ambiente non è sano perché favorisce la proliferazione dei batteri, meglio utilizzare il frigorifero. Gli alimenti scongelati devono essere consumati entro 24 ore e non devono essere ricongelati a meno che non vengano preventivamente cotti. Il ricongelamento va evitato per due motivi:

  1. Quando congeliamo un alimento per la prima volta, la maggior parte dei batteri presenti non viene uccisa

ma entra in uno stato “letargico”. Al momento dello scongelamento, la riproduzione dei batteri riprende:

non è quindi salutare congelare per la seconda volta un alimento nel quale la carica batterica si è

moltiplicata

 

  1. Durante il congelamento domestico, che è molto lento, all’interno dell’alimento si formano grandi cristalli

di ghiaccio che rompono la struttura cellulare degli alimenti, riducendone la qualità. Se il processo si ripete

per più di una volta, si osserverà una perdita di qualità ulteriore

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Come preparare la marmellata in casa

Arriva l’estate e non c’è cosa più buona di una fetta di pane con una marmellata fresca, magari fatta in casa. Ci sono moltissime ricette e possiamo scegliere i gusti più vari

 

Prima di tutto: marmellata o confettura?

Scegli cosa preferisci, sono due prodotti diversi: la marmellata è quella di agrumi, è prodotta con polpa, purea, estratto acquoso o scorzo; la confettura è preparata con la frutta intera. Ci sono differenze anche nella quantità di frutta contenuta.

 

La pectina

È un gelificante naturale contenuto nella frutta, le mele per esempio ne sono ricche mentre altri frutti meno. In base al contenuto di pectina, la frutta si addensa più o meno facilmente. Quindi puoi utilizzare la pectina se scegli frutta a base acquosa, per esempio l’anguria.

Puoi acquistarla, come additivo, o prepararla in casa. Per la pectina fai da te, basta cuocere delle mele, meglio se mele cotogne, in acqua e succo di limone per un paio d’ore. Filtra il liquido ottenuto e uniscilo alla tua preparazione.

 

Attenzione al botulino

Le marmellate sono conserve, ovvero alimento all’interno dei quali possono svilupparsi le tossine prodotte dal batterio Clostridium botulinum. L’ingestione di conserve preparate non correttamente può causare il botulismo, una malattia paralizzante che può provocare, dopo 12-36 ore: sdoppiamento della vista, rallentamento e difficoltà di espressione, fatica ad ingerire, secchezza della bocca, debolezza muscolare con paralisi successiva. Nei casi più gravi, la paralisi dei muscoli coinvolti nella respirazione rende necessaria la ventilazione meccanica.

Secondo il Centro Nazionale di Riferimento per il Botulismo (CNRB), l’Italia è il Paese europeo col più alto numero di casi di botulismo, ed il maggior numero di intossicazioni si registra in casa. Se le prepari in casa, quindi, segui scrupolosamente questi accorgimenti:

Gli utensili

Prima di cominciare, lava bene le mani e disinfetta gli utensili. Per la disinfezione utilizza un detergente che elimini i batteri, quali ipoclorito di sodio (la comune candeggina, ma non usarla su utensili in acciaio!), o anche alcool, acqua ossigenata, lisoformio e ammoniaca. Per i contenitori di vetro per le tue conserve, invece, utilizza la lavastoviglie.

Gli ingredienti

Scegli frutta fresca di stagione ed al giusto punto di maturazione per evitare che il trattamento provochi la perdita di consistenza e la riduzione del sapore. Elimina le parti che presentano ammaccature, imperfezioni e parti marce e lava bene il tutto con acqua ed eventualmente un po’ di igienizzante per alimenti.

La pastorizzazione

Le conserve industriali subiscono un trattamento di sterilizzazione, che consiste nel trattare un alimento confezionato ermeticamente a temperature maggiori di quella di ebollizione dell’acqua per disattivare gli enzimi e distruggere tutte le forme microbiche. La sterilizzazione si realizza con strumenti dedicati e quindi non si può fare in casa. Per le conserve domestiche puoi però utilizzare la pastorizzazione:

  • Dal momento che il livello di acqua deve sovrastare almeno di 5 centimetri quello del tappo del contenitore, scegli una pentola che sia più alta più dei contenitori da trattare di una decina di centimetri.
  • Immergi completamente i contenitori in acqua, ci sono pentole fatte appositamente a questo scopo ma puoi utilizzarne anche altre meno specifiche.
  • Copri la pentola e porta ad ebollizione: fai attenzione che la temperatura e il livello dell’acqua non scendano
  • Dopo 5-10 dalla fine della pastorizzazione, estrai contenitori dalla pentola, lasciandoli ra­ffreddare avvolti in una coperta di lana (in alternativa possono essere lasciati in acqua).

I contenitori

Trascorse 12-24 ore dalla pastorizzazione, quando i contenitori saranno ben raffreddati, controlla l’ermeticità ed il raggiungimento del vuoto. I tappi o le capsule di metallo devono essere leggermente concavi (incurvati verso l’interno del contenitore) e premendo con il dito al centro della capsula o del tappo non si deve sentire un “click clack”. La regola del “click clack” vale anche per le conserve che acquisti al supermercato: controlla sempre i barattoli prima di acquistarli.

 

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Come conservare i biscotti

I biscotti sono prodotti da forno che si conservano per molto tempo perchè sono preparati con procedure che ne garantiscono la stabilità a temperatura ambiente. È quindi sufficiente la nostra dispensa.

Con il passare del tempo, i biscotti possono perdere la loro fragranza ma questo non significa che non siano commestibili, un biscotto meno fragrante è comunque commestibile anche se un po’ meno buono.

La fragranza del biscotto dipende dall’umidità, che se presente nella giusta quantità ci consente la conservazione ottimale.

I trucchi variano in base al tipo di biscotto.

Guarda il video per saperne di più!

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lattosio

Che differenza c’è tra “senza lattosio” e “a basso contenuto di lattosio”?

Che differenza c’è tra “senza lattosio” e “a basso contenuto di lattosio”?

Il lattosio è uno zucchero, o carboidrato, composto da due monosaccaridi, il glucosio e il galattosio. Si trova con concentrazioni variabili nel latte e nei suoi derivati, essendo prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi. Circa il 98% degli zuccheri presenti nel latte è costituito proprio dal lattosio. Spesso in ambito industriale viene aggiunto ad altri alimenti per migliorarne il sapore o la conservazione. Per questo motivo se ne trovano delle tracce, ad esempio, anche nei salumi, nei prodotti da forno, negli gnocchi, nelle salse e in alcune minestre. Viene digerito dal corpo umano grazie all’enzima lattasi, in grado di scindere il lattosio nelle sue due componenti. In caso di deficit di questo enzima si parla di intolleranza al lattosio.

Gli allergeni

Il latte, e quindi il lattosio, è un allergene riconosciuto dalla legge e fa parte dell’elenco europeo dei 14 allergeni contenuto nel regolamento UE n. 1169/2011.

Possiamo riconoscere facilmente i prodotti che contengono latte. Infatti, gli ingredienti definiti come allergeni sono indicati in etichetta con un carattere diverso che risalti rispetto agli altri (grassetto, corsivo).

I prodotti delattosati

Con delle tecniche di laboratorio, l’industria alimentare può produrre alimenti delattosati: al latte viene aggiunta la lattasi, in questo modo il lattosio si scinde in glucosio e galattosio.

L’indicazione “senza lattosio” può essere impiegata per latti e prodotti lattiero-caseari con un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml.

I prodotti con tale indicazione devono riportare l’informazione in etichetta sulla specifica soglia residua di lattosio con modalità del tipo “meno di ..”. La soglia indicata deve risultare comunque inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml.

Solo per i latti e i latti fermentati può essere impiegata l’indicazione “a ridotto contenuto di lattosio” se il residuo del disaccaride è inferiore a 0,5 g per 100 g o 100 ml. Sulle etichette di tali prodotti va riportato che il tenore di lattosio è “meno di 0,5 g per 100 g o 100 ml”.

 

I prodotti naturalmente privi di lattosio

Alcuni prodotti sono non contengono lattosio anche se a base di latte, per esempio alcuni formaggi (Grana Padano DOP) stagionati. Dopo 9 mesi di stagionatura il contenuto è inferiore a 0,1 g/100 g.

Una apposita circolare del Ministero della salute ha riconosciuto che, per effetto di particolari processi di produzione, in alcuni alimenti a base di latte il contenuto di lattosio è molto basso ed ha stabilito cosa devono indicare i produttori in etichetta per informare i consumatori:

 

  • “Naturalmente privo di lattosio” o espressione equivalente quando il tenore residuo di lattosio, da riportare in etichetta, è inferiore a 0,1 g/100 g
  • “Naturalmente a ridotto contenuto di lattosio” o espressione equivalente quando il tenore residuo di lattosio, da riportare in etichetta, è inferiore a 0,5 g/100/g

 

Per entrambe le categorie di prodotti va riportato in etichetta:

  • che l’assenza di lattosio o la sua ridotta presenza sono una conseguenza “naturale” del tipico processo di fabbricazione con il quale si ottiene il formaggio in questione
  • una indicazione del tipo “contiene galattosio” oppure “contiene galattosio in quantità inferiori a…”
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Come consumare gli alimenti in base ai nutrienti

Per una dieta corretta e sana dobbiamo assumere, con gli alimenti, la giusta quantità di nutrienti (carboidrati, grassi, proteine, fibre) e micronutrienti (vitamine). Con poche e semplici regole, possiamo fare la spesa scegliendo gli alimenti più adatti dal punto di vista nutrizionale e prepararli con qualche trucchetto che evita la dispersione dei nutrienti.

Al supermercato

Quando scegliamo gli alimenti, facciamo attenzione alla tabella nutrizionale riportata sulla confezione e confrontiamo l’apporto che hanno rispetto al fabbisogno giornaliero raccomandato, che per gli adulti sani, è il seguente:

Quindi per esempio è importante non superare il consumo di 70 grammi di grassi al giorno oppure i 6 grammi di sale. Per i micronutrienti (vitamine) i produttori non sono obbligati ad indicare le quantità nella tabella nutrizionale. Però quando un alimento contiene molte vitamine possono indicarlo in etichetta. Possiamo quindi scegliere gli alimenti che recano in etichetta:

  • Fonte di [nome della o delle vitamine]: è consentita solo nel caso in cui il prodotto contiene almeno il 15% della dose giornaliera consigliata (per le bevande il 7.5%)
  • Ad alto contenuto di [nome della o delle vitamine]: è consentita solo se il prodotto contiene almeno il 30% della dose giornaliera consigliata (per le bevande diventa il 15%)

In cucina

Il modo in cui tagliamo, laviamo e cuciniamo frutta e verdura incide molto sul contenuto di vitamine. Per esempio, uno studio del mio laboratorio ha dimostrato come cambia il contenuto di vitamina C negli spinaci in base alla cottura. Dalle analisi emerge che la bollitura elimina quasi completamente il contenuto di vitamine mentre la cottura in padella le preserva.

  • La mondatura: quando eliminiamo le parti danneggiate prima del lavaggio, facciamo attenzione a non esagerare perché a volte la quantità maggiore di vitamine e Sali minerali si trova nelle parti più esterne: le foglie esterne di spinaci e lattuga contengono molto carotene, vitamina B e acido ascorbico.
  • La pelatura: le parti più vicine alla buccia spesso sono quelle più buone: quando peliamo le patate, per esempio, facciamo attenzione a rimuovere il meno possibile lo strato che si trova sotto la buccia perché è ricco di vitamina C.
  • Il lavaggio: non lasciamo frutta e verdura immerse per troppo tempo nell’acqua perché questo può provocare la dispersione delle vitamine e dei sali minerali. Fanno eccezione i legumi, che devono essere necessariamente messi in ammollo prima della cottura.
  • La cottura: le alte temperature e la presenza dell’acqua possono provocare la dispersione di vitamine e sali minerali. Le vitamine idrosolubili sono in particolare la C e la B1 e i sali minerali che si disperdono di più nell’acqua sono il calcio ed il potassio. Per la bollitura, meglio immergere la verdura quando l’acqua è in ebollizione e non prima, così le sostanze presenti si coagulano e disperdono meno i nutrienti idrosolubili.  Un trucchetto per la frutta: utilizziamo lo zucchero in soluzioni concentrate per cuocere la frutta, così eviteremo che si rompa, la frutta compatta mantiene meglio le sue proprietà e non cede al liquido di cottura i principali nutrienti.
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Le regole per il cibo a domicilio

E’ quello che ci ha salvato in questi mesi che abbiamo passato a casa, chi non ha ordinato piatti e sfizi che di solito consumiamo al ristorante? con dei piccoli trucchi possiamo controllare che sia tutto a posto.

Cosa prevede la legge

La legge tutela i consumatori perché tutti i regolamenti di igiene e sicurezza alimentare si applicano anche alla preparazione di alimenti consegnati a domicilio:

  • Tutti gli addetti alla manipolazione degli alimenti, anche chi si occupa del trasporto, devono obbligatoriamente seguire una apposita formazione sull’igiene alimentare.
  • Le informazioni sugli alimenti devono essere sempre disponibili

Cosa controllare

Quando apriamo le confezioni possiamo fare un piccolo controllo per capire se c’è qualcosa che non va, in particolare:

  • verificare le condizioni igieniche dei contenitori utilizzati per il trasporto
  • controllare se ci sono macchie o ammaccatura su cartoni per la pizza e vaschette in plastica:  possono essere indice di una cattiva gestione che può tradursi in rischi di contaminazione per gli alimenti
  • controllare se gli alimenti sono alla giusta temperatura al momento della consegna:  gli alimenti cotti dovrebbero essere consegnati ancora ben caldi (o almeno tiepidi), e gli altri, come per esempio i tramezzini o il sushi, dovrebbero essere consegnati a temperatura di refrigerazione.

Se gli alimenti arrivano a temperatura ambiente, dobbiamo sapere che:

  • Se era refrigerato all’origine, per effetto dell’interruzione della catena del freddo, è cominciata la proliferazione dei batteri (per esempio, è molto rischioso consumare il sushi che è stato trasportato a temperatura ambiente)
  • Se era caldo all’origine: il processo che riporta gli alimenti a temperatura ambiente fa sì che i batteri presenti all’esterno possano ricominciare a proliferare.

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Che differenza c’è tra marmellata, confettura e gelatina

Usiamo il termine marmellata per indicare quella che utilizziamo per le colazioni e per i nostri dolci, ma in realtà esistono molti prodotti diversi, e a nomi diversi corrispondono diverse quantità di frutta.

 

La marmellata

La marmellata è solo quella di agrumi. È preparata mescolando acqua, zuccheri ed uno o più prodotti della frutta:

  • polpa
  • purea
  • succo
  • estratti acquosi
  • scorze

la legge stabilisce che il contenuto di agrumi deve essere di almeno 200 grammi su 1000 di prodotto finito, di cui almeno 75 ottenuti dall’endocarpo.

Quando leggiamo “marmellata-gelatina” significa che il prodotto non contiene sostanze insolubili, eccetto piccoli pezzetti di scorza.

 

La Confettura

È ottenuta mescolando zuccheri, polpa e/o purea di una o più specie di frutta e acqua. Per gli agrumi, la confettura è preparata con il frutto intero o tagliato e questo la differenzia dalla marmellata.

La confettura contiene più frutta della marmellata: 350 grammi di polpa e/o purea su 1000 g di prodotto finito. La legge stabilisce anche le quantità minime per gli altri frutti:

250 gper ribes rosso, sorbe, olivello spinoso, ribes nero, cinorrodi e cotogne,
150 gper lo zenzero,
160 gper il pomo di acagiù,
60 gper il frutto di granadiglia

 

La confettura extra

È ottenuta mescolando zuccheri e polpa non concentrata di una o più specie di frutta e acqua. La confettura extra di cinorrodi e la confettura extra senza semi di lamponi, more, ribes neri, mirtilli e ribes rossi può essere ottenuta parzialmente o totalmente dalla purea non concentrata di queste specie di frutta. Per gli agrumi, la confettura extra può essere ottenuta dal frutto intero tagliato e/o affettato.

La confettura extra contiene ancora più frutta: 450 grammi per 1000 grammi di prodotto.

Le quantità stabilite per gli altri frutti sono:

350 gper ribes rosso, sorbe, olivello spinoso, ribes nero, cinorrodi e cotogne,
250 gper lo zenzero,
230 gper il pomo di acagiù,
80 gper il frutto di granadiglia.

Non possono essere prodotte confetture extra mescolando agli altri frutti: mele, pere, prugne a nocciolo aderente, meloni, angurie, uva, zucche, cetrioli e pomodori.

La differenza tra marmellata e confetture: la marmellata è prodotta utilizzando polpa, purea, estratto acquoso o scorzo mentre invece la confettura è preparata utilizzando la frutta intera.

La gelatina

Contiene la stessa quantità di frutta della confettura. È ottenuta mescolando zuccheri e succo e/o estratto acquoso di una o più specie di frutta.

 

La gelatina extra

Contiene la stessa quantità di frutta e/o estratto acquoso della confettura extra.

 

Gli altri ingredienti

La legge stabilisce quali ingredienti possono essere aggiunti a marmellate, gelatine e confetture:

  • miele: in tutti i prodotti in cui sostituisce totalmente o parzialmente gli zuccheri
  • succo di frutta: solo nella confettura
  • succo di agrumi: nei prodotti ottenuti da altri frutti: solo nella confettura, confettura extra, gelatina e gelatina extra
  • succo di piccoli frutti rossi: solo nella confettura e confettura extra prodotte con cinorrodi, fragole, lamponi, uva spina, ribes rossi, prugne e rabarbaro,
  • succo di barbabietole rosse: solo nella confettura e gelatina prodotte con fragole, lamponi, uva spina, ribes rossi e prugne,
  • oli essenziali di agrumi: solo nelle marmellate e nelle marmellate-gelatine,
  • oli e grassi commestibili in quanto agenti antischiumogeni: in tutti i prodotti,
  • pectina liquida: in tutti i prodotti,
  • scorze di agrumi: nella confettura, confettura extra, gelatina e gelatina extra,
  • foglie di Pelargonium odoratissimum: nella confettura, confettura extra, gelatina e gelatina extra, quando sono ottenute da cotogne,
  • sostanze alcoliche, vino e vino liquoroso, noci, erbe aromatiche, spezie, vaniglia ed estratti di vaniglia: in tutti i prodotti,
  • vanillina: in tutti i prodotti.
Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

Invitata spesso in radio e televisione come esperta, collaboro con DiMartedì, il programma di Giovanni Floris.

Nel tempo libero divoro film in lingua originale e mi nutro di musica pop.

Il mio piatto forte?
Il tiramisù con le uova delle mie galline.

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Baby food e sicurezza alimentare

Gli alimenti per bambini sono tantissimi, sono prodotti in grande varietà e con composizioni diverse: possono essere arricchiti con micronutrienti (ferro, vitamina D), acidi grassi polinsaturi (per esempio acido alfa-linolenico ALA) e altre sostanze (per esempio la taurina); possono contenere diversi zuccheri (lattosio, saccarosio, maltosio, glucosio), talvolta miele e, in alcuni casi, aromi (vaniglia). 

Gli alimenti per bambini forniscono i nutrienti essenziali per lo sviluppo del sistema immunitario. I bambini sono soggetti vulnerabili, e nel processo di sviluppo del sistema immunitario è molto importante che non assumano sostanze potenzialmente nocive.

Per questa ragione gli alimenti per bambini sono soggetti a controlli più stringenti di quelli per adulti e devono rispettare limiti più severi.

Per la legge, il baby food comprende:

  • formule per lattanti
  • formule di proseguimento
  • alimenti a base di cereali destinati ai lattanti o ai bambini nella prima infanzia
  • altro tipo di baby food
  • latte di crescita

 Cosa prevede la legge

La legge stabilisce in maniera precisa il contenuto nutrizionale di questi alimenti, i micro e macro nutrienti ammessi (proteine, grassi, carboidrati, minerali, vitamine e altri ingredienti) e la loro possibile fonte, il contenuto e la concentrazione relativa, con limiti massimi e minimi, se necessario.

Ad esempio, le proteine ​​devono avere una composizione amminoacidica specifica per imitare il latte materno e garantire un’adeguata assunzione di proteine; inoltre, anche gli acidi grassi devono essere molto specifici. Il Regolamento (UE) n. 127/2016 introdurrà l’aggiunta obbligatoria di DHA (acido docosaesaenoico), un nutriente presente soprattutto nel pesce e nell’olio di pesce e che migliora lo sviluppo del cervello dei bambini.

  • I requisiti e i limiti per contaminanti e residui negli alimenti per l’infanzia sono molto rigorosi, con livelli molto più bassi di qualsiasi altro prodotto non destinato all’alimentazione infantile: pesticidi, farmaci veterinari, micotossine, metalli pesanti, ecc. devono soddisfare severi requisiti per garantire sicurezza e qualità.
  • I pesticidi non sono ammessi negli alimenti per l’infanzia. Secondo il principio di precauzione istituito dal Regolamento (CE) n. 178/2002, le formule per lattanti, gli alimenti a base di cereali destinati ai lattanti o ai bambini nella prima infanzia e gli alimenti per l’infanzia non devono contenere livelli rilevabili di residui di antiparassitari, cioè inferiori a 0,01 mg/kg, che è il livello minimo rilevabile analiticamente. Inoltre, per alcuni residui di pesticidi molto tossici, sono state stabilite tolleranze ancor più basse, mentre l’uso di altri è stato vietato nei prodotti agricoli destinati alla produzione di alimenti per l’infanzia. Inoltre, l’EFSA sta anche valutando l’introduzione di nuovi LMR più bassi per alcuni pesticidi negli alimenti destinati ai bambini di età inferiore a 16 settimane poiché il modello attuale potrebbe non offrire protezione sufficiente per questa categoria.
  • Anche gli additivi sono regolamentati in natura e per quantità, così come gli OGM sono soggetti a norme specifiche per Paese: ad esempio in Italia, gli OGM non sono ammessi, mentre in Francia non esiste ancora un regolamento vincolante, ma i produttori sono impegnati nel vietare gli OGM nel baby food.
  • Per altri possibili contaminanti come quelli derivanti dalla trasformazione alimentare (acrilammide, esteri MCPD, glicidil esteri, furani e metilfurani), per i materiali a contatto con gli alimenti (bisfenolo, MOSH e MOAH, NIAS) e per i rischi microbiologici (Cronobacter, patogeni, indicatori di qualità), si applicano regolamenti specifici.
  • In generale, la situazione normativa del baby food è in rapida evoluzione, con nuovi livelli di contaminanti attesi nel prossimo futuro quali tossine T-2 e HT-2 (Reg. n. 165/2013), acrilammide, 3-MCPD-esteri, glicidil esteri, alcaloidi

Le etichette

I claim in etichetta e le dichiarazioni obbligatorie devono essere supportati da test specifici e sensibili eseguiti da laboratori accreditati che possono quantificare con precisione concentrazioni molto basse di contaminanti.

Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

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Petfood e salmonella, come scegliere le crocchette per cani e gatti

Chi ha a casa “pelosetti” sa qual è la cura con la quale si sceglie il loro cibo. Io ho quattro fantastici mici e tengo d’occhio nuove formulazioni, valori nutrizionali, la giusta rotazione tra marche diverse, magari Made in Italy, e la giusta quantità. Dopo aver analizzato in laboratorio svariati prodotti, ho capito che anche il pericolo batteri deve essere tenuto in considerazione nella scelta, ancora di più se siete tra gli intraprendenti che preparano i pasti in casa. 

Uno dei batteri che ho trovato nel petfood è la Salmonella. Generalmente la Salmonella si trova nei prodotti freschi e più raramente anche in quelli secchi, come le crocchette. Una nota di colore, ma anche uno spunto di riflessione: un famoso studio internazionale aveva osservato, anni fa, che i bambini di età inferiore ai tre anni possono essere particolarmente predisposti a contrarre l’infezione da Salmonella contenuta negli alimenti secchi per cani, vista la propensione dei piccoli a mettersi le cose più impensate in bocca.

Ma perchè la salmonella può fare male ai nostri animali? 

La salmonellosi è un’infezione enterica dovuta all’ingestione del batterio Salmonella, che può provocare febbre molto alta, dolori addominali, diarrea, vomito e disidratazione che può  colpire noi ma anche i nostri amici a quattro zampe: i sintomi generalmente sono simili, i cani possono essere asintomatici.

Le crocchette sono preparate con un’estrusione a temperature molto elevate, superiori ai 100 gradi, che uccide i batteri. Dopo l’estrusione le crocchette vengono trattate con una miscela di proteine e lipidi, che è spruzzata sulla superficie per renderle più appetibili e migliorarle dal punto di vista nutrizionale. Questa particolare fase si svolge, all’interno degli stabilimenti, a temperatura ambiente e quindi è in questo momento che possono sorgere i problemi: i lipidi sono una delle sostanze “predilette” dal batterio Salmonella, che a temperatura ambiente può svilupparsi molto velocemente.

Le regole auree

  • Quando fai la spesa, fai attenzione allo stato delle confezioni delle crocchette ed evita quelle danneggiate, ammaccate o scolorite, o che hanno perduto il vuoto se parliamo di confezioni in ATM o appunto sotto vuoto
  • Lava accuratamente le mani dopo aver maneggiato le crocchette
  • Utilizza per preparare o servire le crocchette degli utensili dedicati Fai mangiare il tuo cane o il tuo gatto in un angolo della cucina separato dalla zona in cui mangi tu 
  • Getta subito sacchi e confezioni nell’immondizia 
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Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

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Cosa significa “confezionato in atmosfera protettiva”

Spesso troviamo questa dicitura sulle confezioni degli alimenti più svariati: dalla carne, ai formaggi.

Questo tipo di confezionamento aumenta la durabilità degli alimenti e ne protegge le caratteristiche. L’atmosfera protettiva è costituita da gas di imballaggio diversi, il cui impiego è sicuro per i consumatori ed autorizzato dalla legge.

 

Daniela Maurizi chi è

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