Carne sintetica: cosa mangeremo nel futuro?

“Perché allevare un pollo intero per poi mangiarne solo il petto e le ali?”

Nel 1932, Winston Churchill immaginò un futuro in cui avremmo sviluppato della carne sintetica, indistinguibile dalle altre, per rimpiazzare gli allevamenti.

“Carne pulita”, “carne anti-macellazione”, “carne coltivata” o “carne in vitro”: oggi questa prospettiva è reale, non solo la carne sintetica esiste, ma è anche il business del futuro. Aziende in tutto il mondo stanno investendo in questo tipo di ricerca: attualmente questi prodotti sono molto costosi per essere commercializzati su larga scala (il primo burger artificiale prodotto presso l’università di Maastricht nel 2013 ha avuto un costo stimato di almeno 250.000 dollari!)  ma si sta lavorando per abbatterli e, se ci sarà accettazione sociale per questo nuovo alimento, la “nuova” carne farà parte della nostra dieta.

Perché si produce

Le motivazioni sono etiche ed ambientali. La produzione di carne senza l’utilizzo degli animali risparmierebbe loro le sofferenze del macello e degli allevamenti intensivi, l’ambiente invece ne gioverebbe per una riduzione del consumo delle risorse naturali. Si stima che ogni persona nel mondo consumi circa 40 kg di carne all’anno, considerato che per produrre un kg di carne occorrono più o meno 15.000 litri di acqua, e che il metano generato dall’intestino degli animali contribuisce a riscaldamento globale e cambiamenti climatici, una riduzione del consumo di carne potrebbe avere un impatto benefico sull’ambiente.

Come viene preparata

La carne è prodotta in laboratorio a partire da cellule animali estratte tramite biopsia. Le cellule muscolari sono nutrite con proteine che aiutano la crescita del tessuto. Le cellule coltivate si trasformano in tessuto ed i filamenti vengono poi compattati in una sorta di macinato. Vengono poi aggiunti ingredienti per ottenere colore, sapore e consistenza della carne. Una volta avviato il processo, è possibile continuare a produrre la carne senza aggiungere nuove cellule da un organismo vivente.

Pro e contro

Rispetto alla carne tradizionale, quella sintetica potrebbe essere prodotta con caratteristiche nutrizionali controllate, presenta meno problemi dal punto di vista dei batteri e della decomposizione, essendo prodotta in laboratorio, inoltre, è meno esposta a pesticidi e fungicidi.

È anche impossibile che con la carne sintetica si verifichi il salto di specie dei virus tra animale e uomo che ha causato le epidemie di SARS, influenza suina, MERS e, da ultimo, la pandemia da coronavirus.

La carne sintetica però è molto diversa da quella tradizionale: mancano grasso e vasi sanguigni che troviamo solo in un muscolo di manzo vero e ci sono voluti anni di ricerche per capire come combinare aromi e consistenza per ingannare il cervello.

Lo sforzo per riprodurre le caratteristiche della carne, però, rende necessario l’utilizzo di molti ingredienti che rendono questo alimento molto processato e, come tutte le cose nuove, sono necessari studi approfonditi che valutino le eventuali criticità in termini di sicurezza.

Negli Stati Uniti, le agenzie FDA e USDA hanno dato l’ok ed avviato studi per quanto riguarda la raccolta delle cellule, la produzione e l’etichettatura.

In Europa la carne sintetica sarebbe un novel food, considerato che nel vecchio continente vige il principio di precauzione, sarebbero quindi necessari studi approfonditi, da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), per determinarne la sicurezza. Per ora restiamo in attesa.

Fonte: FDA 

Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

Invitata spesso in radio e televisione come esperta, collaboro con DiMartedì, il programma di Giovanni Floris.

Nel tempo libero divoro film in lingua originale e mi nutro di musica pop.

Il mio piatto forte?
Il tiramisù con le uova delle mie galline.