Menu
Sicurezza Alimentare e Scienza dell'Alimentazione

Alimenti ultraprocessati: cosa sono e perché è bene moderarne il consumo

Nella società odierna, la velocità sembra farla da padrone. Vogliamo tutti risparmiare tempo, andiamo sempre di corsa, presi dalle tante cose da fare in una sola giornata. Così, può capitare che questo stile di vita vada a discapito della nostra alimentazione: poco tempo per cucinare e per fare la spesa inducono molti consumatori a preferire alimenti già pronti e rapidi da preparare.  

In gergo si chiamano “cibi ultraprocessati”, ossia alimenti confezionati e pronti per essere riscaldati o consumati direttamente, frutto di ripetute lavorazioni industriali. Nonostante la loro comodità, diversi studi hanno dimostrato nel corso degli anni che il loro consumo andrebbe notevolmente moderato, visti gli effetti non proprio benefici che possono avere sulla nostra salute. 

Ho chiesto alla dottoressa Nicoletta Cataldi, esperta in Scienza dell’Alimentazione, di affrontare l’argomento con me, per offrire a chi legge un punto di vista completo sugli alimenti ultraprocessati, sia dal lato della sicurezza che della nutrizione. 

I consigli dell’esperta in Sicurezza Alimentare 

Nei Paesi dell’Unione Europea sono state prese diverse iniziative a livello nazionale e comunitario per fornire ai consumatori informazioni chiare ed esaustive circa la qualità degli alimenti acquistati e consumati. La Francia, per esempio, ha adottato la cosiddetta “Nutri-score”, cioè un’etichetta alimentare che mira a informare i francesi sull’impatto sulla salute del prodotto. In Italia, in accordo con il Regolamento UE 1169/11, devono obbligatoriamente essere presenti in etichetta i valori nutrizionali, che dovrebbero guidare gli italiani verso una scelta di consumo consapevole. 

Tuttavia, l’etichettatura da sola potrebbe non bastare: infatti, senza un’adeguata indicazione del grado di trasformazione degli alimenti riusciremo ad avere solamente un’idea parziale della loro effettiva qualità e salubrità. Non basta quindi la loro composizione (riportata nell’elenco degli ingredienti, anch’esso obbligatorio) e le loro proprietà nutrizionali, ma sarebbe opportuno anche conoscere il livello di lavorazione a cui gli alimenti sono sottoposti, per comprendere il reale effetto sulla salute.  

In uno studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista British Medical Journal è stato indagato quale aspetto dell’alimentazione definisca meglio il rischio di mortalità. I ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed – in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese e Como, l’Università di Catania e Mediterranea Cardiocentro di Napoli – hanno monitorato per dodici anni lo stato di salute di oltre 22.000 persone e lo hanno correlato con le loro abitudini alimentari, prendendo in considerazione sia gli aspetti nutrizionali che quelli legati al grado di trasformazione dei cibi. 

L’esito dello studio ha suggerito che il rischio aumentato di mortalità non è da imputare direttamente (o esclusivamente) alla bassa qualità nutrizionale di alcuni prodotti, bensì al fatto che questi siano anche ultra-lavorati. Ecco, dunque, chiarita la necessità che le nostre etichette alimentari si aggiornino riportando come informazione essenziale anche il grado di trasformazione degli alimenti: solo in questo modo saremo in grado di ridurre al minimo, per la nostra sicurezza, il consumo di alimenti ultra-processati. 

I consigli dell’esperta in Scienza dell’Alimentazione 

Per poter parlare di alimenti ultra-processati, penso sia fondamentale capire cosa intendiamo quando parliamo di trasformazione degli alimenti. Forse non molte persone sanno che esiste un’apposita classificazione chiamata “NOVA”: si tratta di un sistema che ordina gli alimenti proprio in base all’intensità della trasformazione a cui essi sono stati sottoposti. Essa prevede quattro livelli: 

  • Alimenti non trasformati o minimamente trasformati: 
  1. frutta fresca; 
  2. verdura fresca; 
  3. foglie; 
  4. radici; 
  5. legumi; 
  6. cibi di origine animale come uova, latte, frattaglie e muscoli. 
  • Ingredienti culinari trasformati: 
  1. zucchero; 
  2. miele; 
  3. sale; 
  4. olio d’oliva; 
  5. olio di semi. 
  • Alimenti trasformati: 
  1. pane fresco; 
  2. formaggi; 
  3. verdura e frutta in scatola; 
  4. vino; 
  5. birra; 
  6. carni lavorate come i salumi; 
  7. pesce in scatola; 
  8. frutta sciroppata. 
  • Prodotti alimentari e bevande ultra-elaborati: 
  1. bevande gassate e zuccherate; 
  2. snack e merendine confezionate; 
  3. creme spalmabili; 
  4. fette biscottate e cereali per colazione; 
  5. salse istantanee; 
  6. pizze confezionate;
  7.  bastoncini di pesce; 
  8. wurstel; 
  9. hamburger; 
  10. zuppe confezionate; 
  11. veg-burger e hamburger vegani. 

Numerose ricerche hanno dimostrato i pericoli legati a un eccessivo consumo di prodotti appartenenti all’ultima categoria, quindi ultra-processati. Secondo quanto riportato dall’AIRC, assumerne troppi può creare problemi per la salute e aumentare il rischio di tumore del colon anche del 30 per cento circa. Sull’European Journal of Nutrition è stato pubblicato recentemente uno studio a cura dell’International Agency for Research on Cancer della World Health Organization che ha dimostrato, dopo oltre 14 anni di osservazione e analisi, l’associazione fra il consumo di cibi ultra-processati e il rischio più elevato di sviluppare alcuni tipi di cancro del sistema digestivo e respiratorio.    

Ma perché sono così pericolosi gli alimenti ultra-processati? Principalmente essi presentano diverse caratteristiche dannose, ma principalmente potremmo riassumerle in tre punti: 

  1. sono poveri dal punto di vista nutrizionale e molto ricchi dal punto di vista energetico: questo vuol dire che In genere contengono grandi quantità di grassi e di zuccheri, mentre sono privi di alcune sostanze fondamentali per il benessere dell’organismo, quali fibre o vitamine. 
  2. contengono additivi, emulsionanti, zuccheri artificiali e altre sostanze dall’elevato potere infiammatorio. 
  3. nei processi di lavorazione o riscaldamento cui sono sottoposti questi alimenti si possono generare sostanze potenzialmente cancerogene, come nitrosamine o acrilamide. 

Si stima che nel mondo una morte su cinque sia dovuta a una scorretta alimentazione. Per migliorare davvero l’alimentazione e tutelare la salute dei consumatori, dobbiamo guardare sempre con fiducia alla nostra Dieta Mediterranea. Per la sua grande varietà di ingredienti, principalmente freschi o minimamente lavorati, combinati in modo sano e alternati in maniera variegata, la Dieta Mediterranea si configura come il tipo di alimentazione più sicuro e salutare. Un’azione completa di prevenzione a tavola, quindi, dovrebbe prestare molta attenzione alla lavorazione industriale che, se eccessiva, rappresenta una documentata insidia per la nostra salute. 

Condividi anche tu la Sicurezza Alimentare:
About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

Translate »

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie in osservanza del nuovo Regolamento Privacy - GDPR Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi