Alimenti “Made in”: occhio all’etichetta

Tricolori e “Made in Italy” campeggiano sulle confezioni degli alimenti, al supermercato possiamo trovarli su moltissimi prodotti. Ad una prima occhiata può sembrare che questi alimenti siano prodotti in Italia con materie prime italiane, ma un controllo veloce delle etichette ci svela che non sempre è così: gli ingredienti possono essere di origine estera e l’ultima lavorazione trasformazione sostanziale (la lavorazione degli ingredienti fino al prodotto finito) realizzata in Italia.

L’origine degli alimenti

Perché si indica l’origine in etichetta? in alcuni casi è un obbligo per non indurre in errore il consumatore nel caso ci siano differenze di origine tra alimento e ingredienti, per determinati alimenti, invece, queste indicazioni sono obbligatorie sempre.

L’ingrediente primario

Acquistare una crema spalmabile al cioccolato con la bandiera italiana può farci presumere che l’ingrediente primario (cioccolato) abbia origine italiana: se non è così, per non indurre in errore i consumatori, i produttori devono inserire in etichetta il paese di origine.

L’ingrediente primario di un alimento è quello che rappresenta più del 50% di tale alimento o quello che è abitualmente associato alla denominazione dal consumatore. La normativa stabilisce che, quando il luogo di origine dell’alimento è diverso da quello dell’ingrediente primario, i produttori devono informare i consumatori. Le indicazioni possono essere variabili: da quella generica come per esempio “origine UE”  a quella più dettagliata che riporta lo specifico paese. Possiamo quindi trovare in etichetta:

  • Origine “UE”, “non UE” o “UE e non UE”
  • Regione o zona geografica
  • Zona di pesca FAO
  • Stati membri o paesi terzi
  • Paese di origine

In alternativa, possiamo trovare la seguente espressione “(nome dell’ingrediente primario) non proviene/non provengono da (paese di origine dell’alimento). Questo obbligo è stato introdotto da una normativa recente, il regolamento europeo n. 775/2018 che si applica dal 1° aprile 2020. Queste regole non si applicano alle indicazioni geografiche protette.

Origine obbligatoria

L’ indicazione dell’origine è sempre obbligatoria per:

  • miele
  • ortofrutticoli freschi
  • prodotti della pesca non trasformati (pescato/allevato)
  • olio di oliva vergine ed extra vergine
  • vino
  • uova
  • pollo importato
  • bevande spiritose

Per la carne di suino, ovino e caprino, i produttori sono obbligati ad indicare in etichetta il paese di macellazione e quello di allevamento. Per la dicitura “allevato in” sono stabiliti dei criteri precisi:

  1. Carne di suino
  • nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età superiore a sei mesi, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento di almeno quattro mesi,
  • nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi e con un peso a vivo di almeno 80 kg, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’allevamento dopo che l’animale ha raggiunto i 30 kg,
  • nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi e con un peso a vivo inferiore a 80 kg, il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui ha avuto luogo l’intero periodo di allevamento,
  1. Carne di ovino e caprino
  • il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento di almeno sei mesi, o, nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a sei mesi, dello Stato membro o del paese terzo in cui ha avuto luogo l’intero periodo di allevamento;
  1. Carne di volatili
  • il nome dello Stato membro o del paese terzo in cui si è svolto l’ultimo periodo di allevamento di almeno un mese, o, nel caso in cui l’animale abbattuto sia di età inferiore a un mese, dello Stato membro o del paese terzo in cui ha avuto luogo l’intero periodo di allevamento dopo che l’animale è stato immesso all’ingrasso;

Il tema dell’origine degli alimenti è sempre più sentito e Commissione e Parlamento europeo stanno studiando eventuali disposizioni per gli altri tipi di carne, il latte, gli alimenti non trasformati, i prodotti a base di un unico ingrediente e gli ingredienti che rappresentano più del 50% di un alimento.

L’origine in Italia

Nel nostro paese è stato recentemente prorogato, fino al 31 dicembre 2021, l’obbligo di indicazione dell’origine per determinati alimenti che era stato introdotto con appositi decreti in attesa di una legislazione europea specifica a riguardo. Con l’entrata in vigore del regolamento europeo 775/2018, questi provvedimenti avrebbero perso efficacia. Troveremo quindi ancora in etichetta queste informazioni:

Grano/pasta

  • Paese di coltivazione
  • Paese di molitura

Riso

  • Paese di coltivazione
  • Paese di lavorazione
  • Paese di confezionamento

Pomodoro

  • Paese di coltivazione
  • Paese di trasformazione

Se le diverse fasi avvengono in diversi paesi, troveremo in etichetta le diciture “paesi UE”, “paesi non UE”, “paesi UE e non UE”. Per il grano/pasta, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in Italia, possiamo trovare in etichetta la dicitura “Italia e altri paesi UE e/o non UE”. Per riso e pomodoro, se tutte le operazioni avvengono nel nostro paese, troveremo in etichetta “origine: Italia”.

 

Fonti

Regolamento UE n. 775/2018

Tutela della qualità dei prodotti agroalimentari”, Camera dei Deputati”

Fonte: Comunicato MIPAAF, MISE 30.03.2020 “Etichettatura, Mipaaf e Mise: firmata proroga per origine obbligatoria per pasta, riso e derivati del pomodoro”

 

Daniela Maurizi chi è

Laureata in Chimica con specializzazione post-laurea alla De Montfort University di Leicester (UK),

mi occupo da sempre di Sicurezza Alimentare.

Lo faccio con la mia azienda, Gruppo Maurizi, ma anche come formatrice e relatrice in Master e Convegni nazionali.

Invitata spesso in radio e televisione come esperta, collaboro con DiMartedì, il programma di Giovanni Floris.

Nel tempo libero divoro film in lingua originale e mi nutro di musica pop.

Il mio piatto forte?
Il tiramisù con le uova delle mie galline.