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Sicurezza Alimentare

Alimenti “free from”: molto più di una semplice dicitura

Quante volte ci sarà capitato di scorgere fra gli scaffali del supermercato dei prodotti che mettono in bella vista sulla confezione le scritte “senza zuccheri”, “gluten free”, “privo di grassi”. Se pensiamo che il giro d’affari di questi alimenti ammonta a più di 7 milioni di euro nel 2022 (Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy) è ancora più importante capire cosa c’è dietro questi “claims”. Infatti, per poter usare quelle diciture, i prodotti cosiddetti “free from” devono rispettare determinati parametri. Vediamo insieme come funziona quindi l’etichettatura di questi alimenti.

Cosa intendiamo quando parliamo di alimenti “free from” 

Quando parliamo di alimenti “free from” facciamo riferimento a un insieme di prodotti che presentano in etichetta o sul packaging una serie piuttosto ampia di claim accomunati dalla minore o assoluta non presenza di qualcosa. Possono rientrare in questa categoria i prodotti che riportano, ad esempio, le diciture: 

  • “senza zuccheri”; 
  • “poche calorie”; 
  • “senza glutine”; 
  • “senza lattosio”; 
  • “senza olio di palma”; 
  • “senza coloranti”; 
  • “senza grassi idrogenati”,  
  • “senza sale”; 
  • “senza aspartame”; 
  • “senza conservanti”; 
  • ”senza OGM”. 

La lista dei claims “free from” potrebbe essere ancora più lunga, ma sicuramente quelli che più delicati nei consumatori sono i prodotti “senza glutine” e “senza lattosio”, per i quali esiste una specifica normativa di riferimento. 

L’etichettatura dei prodotti “free from” 

Quale che sia il claim utilizzato, per l’etichettatura di tutti i prodotti alimentari vale quanto previsto dall’articolo 7 del Regolamento UE 1169/2011, ovvero che le informazioni riportate in etichetta non devono indurre in errore il consumatore 

suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive. 

Un discorso più approfondito meritano i prodotti “gluten free” e “senza lattosio”, la cui corretta etichettatura è fondamentale per garantire la tutela della salute dei consumatori sensibili onde evitare conseguenze anche gravi.

Gli alimenti “gluten free” 

I prodotti “senza glutine” possono vantare una specifica normativa di riferimento, vale a dire il Regolamento UE 848/2014 relativo alle prescrizioni riguardanti l’informazione dei consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti. 

Tale decreto stabilisce le diciture da utilizzare in etichetta di tali alimenti e i relativi criteri per poterle utilizzare, ovvero: 

  1. SENZA GLUTINE: La dicitura “senza glutine” è consentita solo laddove il contenuto di glutine dell’alimento venduto al consumatore finale non sia superiore a 20 mg/kg; 
  1. CON CONTENUTO DI GLUTINE MOLTO BASSO: La dicitura “con contenuto di glutine molto basso” è consentita solo laddove il contenuto di glutine dell’alimento venduto al consumatore finale, consistente di uno o più ingredienti ricavati da frumento, segale, orzo, avena o da loro varietà incrociate, specialmente lavorati per ridurre il contenuto di glutine, o contenente uno o più di tali ingre­dienti, non sia superiore a 100 mg/kg. 

Può capitare anche di trovare sul packaging di tali prodotti il simbolo della spiga barrata, ovvero un marchio promosso da AIC (Associazione Italiana Celiachia) con lo scopo di guidare le persone celiache nella scelta di prodotti alimentari confezionati sicuri e idonei alle specifiche esigenze di un’alimentazione senza glutine. 

Gli alimenti “senza lattosio” 

Più intricato invece il mondo dei prodotti “senza lattosio”, poiché al momento non esiste una normativa armonica in tutta l’Unione Europea.  

Partendo dal presupposto che vale sempre quanto riportato nell’articolo 7 del Reg. UE 1169/2011 sopracitato, per l’etichettatura degli alimenti senza lattosio – a partire dal 2013 – si è fatto riferimento al Regolamento UE 609/2013 relativo agli alimenti destinati ad un’alimentazione particolare ADAP, ovvero gli Alimenti Destinati ad un’Alimentazione Particolare.  

Tuttavia, si è reso necessario il chiarimento del Ministero della Salute che – con una nota del 2016 – ha stabilito i limiti entro i quali un alimento può essere considerato “privo di lattosio”. Il Ministero spiega, infatti, che: 

l’indicazione “senza lattosio” può essere impiegata per latti e prodotti lattiero-caseari con un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml. I prodotti con tale indicazione devono riportare l’informazione in etichetta sulla specifica soglia residua di lattosio con modalità del tipo “meno di…”.  

Dal momento che questi prodotti sono realizzati mediante l’eliminazione di lattosio sottoponendo il latte a un processo di idrolisi che va a scomporre il lattosio nei suoi zuccheri più semplici, per il Ministero si rende necessario riportare in etichetta un’indicazione del tipo “il prodotto contiene glucosio e galattosio in conseguenza della scissione del lattosio”. 

Il mio consiglio 

Chi legge questo blog da tempo sa che il mio consiglio principale è sempre quello di essere consumatori informati e consapevoli, per non farci ingannare da claims sensazionalistici che hanno il solo scopo di attirare la nostra attenzione senza pensare davvero alla nostra alimentazione.  

Per questo motivo, soprattutto a fronte di particolari esigenze dovute a intolleranze, allergie o vere e proprie patologie, suggerisco di affidarsi alle indicazioni del proprio medico nella scelta di prodotti adeguati alla dieta che il nostro fisico necessita di seguire. 

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About Author

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.

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