Dopo aver raccontato la gravidanza e la prima infanzia, “Food For Life” si sposta oggi su una fase della vita che segna una rottura netta rispetto alle precedenti: l’adolescenza, il primo momento in cui il cibo comincia a sfuggire, almeno in parte, al controllo di un adulto di riferimento. Sempre più spesso, infatti, sono i ragazzi stessi a scegliere cosa mangiare, soprattutto fuori casa, tra distributori automatici, fast food e app di delivery.
Per chi legge solo ora per la prima volta questa rubrica, vi dobbiamo una spiegazione: “Food For Life” è nata per mettere a confronto due sguardi complementari sullo stesso tema, quello della sicurezza alimentare, curato dalla dottoressa Daniela Maurizi, chimica ed esperta del settore, e quello della nutrizione, affidato alla dottoressa Nicoletta Cataldi, esperta in scienze dell’alimentazione.
Nell’articolo di oggi andremo ad analizzare come l’autonomia crescente dei ragazzi, unita a una consapevolezza dei rischi ancora in via di sviluppo, rende l’adolescenza una fase particolarmente delicata dal punto di vista alimentare. A rendere il tutto più complesso, ci sono anche i trend del momento veicolati dai social, che possono influenzare i più giovani con seri rischi sulla loro salute.
Attraverso l’esperienza della dottoressa Maurizi e della dottoressa Cataldi, capiremo cosa succede davvero in questa fase, sia sul piano della sicurezza alimentare sia su quello nutrizionale, e qual è il modo migliore per accompagnare i ragazzi verso scelte più consapevoli, sane e sicure.
L’adolescenza secondo la sicurezza alimentare
Negli ultimi dieci anni, il modo in cui gli adolescenti consumano il cibo è cambiato completamente. Se da una parte è vero che i fast food hanno sempre fatto parte delle abitudini alimentari di questa fascia d’età, c’è comunque da notare che – soprattutto dalla pandemia in poi – è subentrato un nuovo elemento: il food delivery. Ricevere cibo direttamente a casa è diventata un’abitudine quotidiana per molti ragazzi, rendendo ancora più a portata di mano quel cibo ultraprocessato consumato nei fast food.
Un’inchiesta pubblicata nel 2023 da Gambero Rosso, che ha commissionato analisi microbiologiche su alcune sacche utilizzate dai rider per il trasporto del cibo, ha rilevato oltre 200 colonie batteriche sulle superfici interne di un contenitore apparentemente pulito: una quantità pari al triplo di quella riscontrabile sul pavimento di un ristorante giudicato non idoneo durante un controllo sanitario. L’inchiesta – che fece molto scalpore sulla cronaca dell’epoca – ha inoltre evidenziato come, a differenza della produzione e della somministrazione in ristorante, la fase di trasporto del cibo resti in larga parte priva di controlli sistematici da parte delle autorità competenti.
Non per demonizzare il delivery, ma se si sommano queste criticità con una diffusa disattenzione dei ragazzi verso le regole di base della conservazione domestica e dell’igiene alimentare, il problema assume un perimetro non indifferente. Dimenticare un alimento fuori dal frigorifero, infatti, oppure riutilizzare i contenitori senza un adeguato lavaggio, o ancora consumare rapidamente ciò che viene ordinato senza controllarne la provenienza, sono tutti comportamenti più frequenti di quanto crediamo tra gli adolescenti, spesso più concentrati sull’immediatezza e sul gusto del pasto che sulla sua sicurezza.
Un altro fronte riguarda gli integratori alimentari, sempre più diffusi tra i più giovani grazie anche alla spinta dei social media e dell’ambiente sportivo. Proteine in polvere, pre-workout, integratori dimagranti: prodotti che, se assunti senza una reale necessità o senza il controllo di un professionista, possono comportare rischi legati a dosaggi eccessivi o a interazioni non adeguatamente valutate, soprattutto in un organismo ancora in fase di sviluppo. Sebbene questo settore sia normato in tutti i Paesi memebri dell’Unione Europea con la Direttiva 2002/46/CE, recepita poi in Italia con il Decreto Legislativo n. 169/2004, il che significa che nulla di potenzialmente pericoloso può essere immesso sul mercato, tuttavia a fare la differenza è sempre l’uso che di questi prodotti – per quanto sicuri – viene fatto dai singoli consumatori. E infatti proprio nella direttiva europea, all’articolo 5, si specifica che la dose giornaliera raccomandata dal fabbricante deve essere stabilita tenendo contro, fra l’altro, “dei livelli variabili di sensibilità dei diversi gruppi di consumatori”. In altre parole, il fabbricante che mette in commercio un integratore, nell’affermare le dosi raccomandate, deve tenere conto delle diverse tipologie di consumatori che ne usufruiscono.
Un altro tema che ha fatto tanto discutere è quello delle bevande energetiche, entrate ormai stabilmente nelle abitudini di consumo di una parte significativa degli adolescenti europei. Come ricostruito in un briefing del 2025 del Parlamento europeo, non esiste attualmente una normativa europea specifica che ne vieti la vendita ai minori: la materia resta affidata alle scelte dei singoli Stati membri, alcuni dei quali, come Polonia, Lituania, Lettonia, Ungheria e Bulgaria, hanno già introdotto divieti di vendita agli under 18, mentre altri Paesi discutono soglie diverse. In assenza di un limite comune, il tema resta al centro di un dibattito europeo che, ad oggi, non si è ancora tradotto in una regola condivisa, lasciando agli adolescenti stessi, e alle loro famiglie, la responsabilità di valutarne il consumo.
Nel complesso, la sicurezza alimentare in adolescenza si gioca su un terreno diverso rispetto alle fasi precedenti: non riguarda tanto la composizione degli alimenti quanto i contesti di consumo e le abitudini che, proprio in questi anni, si stanno consolidando e che accompagneranno i ragazzi anche nell’età adulta.
L’adolescenza secondo la nutrizione
L’adolescenza rappresenta uno dei momenti più delicati e complessi dal punto di vista della nutrizione. Si tratta della fase della vita con maggiore richiesta di energie e di nutrienti, secondo soltanto alla prima infanzia. La crescita staturale, lo sviluppo puberale e l’aumento della massa muscolare e ossea comportano un incremento significativo del fabbisogno di proteine, calcio, ferro e diverse vitamine del gruppo B.
Il calcio, in particolare, merita un’attenzione specifica: è proprio durante l’adolescenza che si costruisce gran parte del picco di massa ossea che accompagnerà l’individuo per il resto della vita. Un apporto insufficiente in questi anni, complice anche una dieta povera di latticini o di altre fonti di calcio, può tradursi in una minore densità ossea in età adulta, con conseguenze che si manifestano anche a distanza di decenni, tipicamente nella terza età.
Tradurre questi fabbisogni in scelte concrete a tavola, però, non richiede necessariamente integratori o soluzioni complicate: nella maggior parte dei casi è sufficiente costruire pasti equilibrati e regolari nell’arco della giornata. Le proteine possono provenire da fonti diverse, animali (carne, pesce, uova, latticini) e vegetali (legumi, in particolare se abbinati a cereali, come nel classico accostamento pasta e fagioli), da distribuire preferibilmente tra i pasti principali piuttosto che concentrare in uno solo. Per il calcio, oltre a latte e derivati, contribuiscono anche verdure a foglia verde, frutta secca a guscio e, dove disponibili, alimenti fortificati. Il ferro si trova in buone quantità nella carne rossa, nel pesce e nei legumi; in questi ultimi, in particolare, l’assorbimento migliora se il pasto è accompagnato da una fonte di vitamina C, come un frutto o delle verdure crude. Le vitamine del gruppo B, infine, sono diffuse in cereali integrali, uova, latticini, carne e legumi, e tendono quindi a essere coperte naturalmente da una dieta varia, senza bisogno di alimenti specifici o porzioni particolarmente abbondanti. Più che inseguire il singolo nutriente, insomma, la strategia più efficace resta quella di comporre ogni pasto principale con una fonte proteica, una porzione di cereali e un’adeguata quantità di verdura o frutta, lasciando alla varietà settimanale il compito di bilanciare eventuali oscillazioni giornaliere
A fronte di questi fabbisogni elevati, però, l’alimentazione reale di molti adolescenti racconta spesso una storia diversa. Junk food, pasti saltati, in particolare la colazione, e un consumo elevato di bevande zuccherate sono abitudini comuni in questa fascia d’età, complice anche una maggiore autonomia nelle scelte alimentari e una minore supervisione da parte degli adulti. A questo si aggiunge, in alcuni contesti, un consumo di alcol non trascurabile, spesso sperimentato proprio durante l’adolescenza, con un impatto negativo sia sullo stato nutrizionale sia sullo sviluppo neurologico ancora in corso.
Per comprendere fino in fondo il rapporto tra adolescenti e cibo, però, i soli numeri legati a fabbisogni e nutrienti non bastano. L’adolescenza è, prima ancora che una fase di crescita fisica, un momento di profonda ridefinizione dell’identità e, in questo contesto, il cibo può smettere di essere percepito soltanto come nutrimento e diventare, per alcuni ragazzi, uno strumento attraverso cui esprimere un disagio più profondo.
È su questo terreno che si inseriscono i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), tra le patologie con l’esordio più precoce in assoluto: la fascia tipica di insorgenza si colloca proprio tra la preadolescenza e la prima età adulta. Secondo le raccomandazioni della Piattaforma Disturbi Alimentari dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, tra i principali fattori di rischio figurano la bassa autostima, il perfezionismo, l’interiorizzazione di un ideale di magrezza spesso amplificato dai social media, e le prese in giro legate al peso o alla forma del corpo, tanto da parte dei coetanei quanto, talvolta, in ambito familiare.
Data la sua delicatezza, questo tema travalica i confini della scienza della nutrizione: quando il rapporto con il cibo comincia a essere condizionato da un disagio più profondo, il solo supporto nutrizionale non è sufficiente, ed è necessario l’intervento di un team multidisciplinare che includa anche professionisti della salute mentale.
Se soffi di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione o se conosci qualcuno che potrebbe soffrirne, ti invitiamo a contattare la linea gratuita “SOS Disturbi Alimentari” al numero 800 180 969.
Come scrivevamo in apertura, questi rischi posso essere alimentati anche dai trend visti sui social, che giocano un ruolo decisamente pericoloso nella vita dei ragazzi. Diete di moda, alimenti “proibiti” o “miracolosi”, sfide alimentari: tendenze che, se seguite acriticamente, rischiano di ridurre la varietà della dieta proprio in un’età in cui, al contrario, servirebbe ampliarla. Costruire in adolescenza una relazione equilibrata con il cibo, fatta di varietà e regolarità più che di regole rigide, rappresenta probabilmente l’investimento nutrizionale più prezioso per gli anni a venire.

Sono una chimica con specializzazione post lauream alla De Montford University di Leicester (UK). Dal 2008, sono Chief Executive Officer del Gruppo Maurizi, con il quale mi occupo di sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro.



