Cosa significa “confezionato in atmosfera protettiva”

Spesso troviamo questa dicitura sulle confezioni degli alimenti più svariati: dalla carne, ai formaggi.

Questo tipo di confezionamento aumenta la durabilità degli alimenti e ne protegge le caratteristiche. L’atmosfera protettiva è costituita da gas di imballaggio diversi, il cui impiego è sicuro per i consumatori ed autorizzato dalla legge.

 

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Come si conservano gli alimenti

Quando portiamo a casa la spesa dobbiamo fare attenzione a come conserviamo gli alimenti, se gestiamo correttamente dispensa, frigorifero e freezer riduciamo il rischio biologico, e quindi la possibilità che si sviluppino microrganismi patogeni che possono causare tossinfezioni alimentari.

 

  1. Gli alimenti stabili

Possono stare a temperatura ambiente e quindi in luogo fresco ed asciutto, la nostra dispensa. Rientrano in questa categoria prodotti da forno (pasta, crackers, barrette, merendine), scatolame (tonno), ortaggi (patate) e conserve (passate di pomodoro e verdure sott’olio non aperte).

Tieni sempre pulita la dispensa e mantieni le confezioni ben chiuse. 

  1. Gli alimenti deperibili

Sono quelli di origine animale e l’ortofrutta che si conservano in frigorifero ed in freezer 

Il frigorifero

Quando sistemi il frigorifero ed il freezer, ricorda che ogni ripiano ha la sua temperatura e, quindi, il suo alimento.

  • Cassetto: 7-10 °C
  • Ripiani bassi: 0-2°C
  • Ripiani centrali: 4-5°C
  • Ripiani alti: 6-8°C

Il cassetto è adatto per frutta e verdura, riponile in frigo senza prima lavarle perché l’umidità può favorire la formazione di muffe. Anche l’insalata in busta si conserva in frigorifero, questo prodotto è deperibile perché subisce diverse lavorazioni – taglio, lavaggio ed asciugatura – e quindi dobbiamo consumarlo in pochi giorni.

Il ripiano basso è la zona più fredda e puoi utilizzarlo per carne e pesce. La carne macinata ed il pollo devono essere consumati in due giorni, gli altri tipi di carne e gli affettati non confezionati possono stare anche tre giorni in frigorifero.

Il pesce deve essere consumato entro 24 ore dall’acquisto, per le semi conserve (alici sott’olio) possiamo seguire le indicazioni in etichetta. 

Puoi utilizzare la mensola centrale per tutti gli alimenti che recano in etichetta “conservare in frigorifero dopo l’apertura” come per esempio i latticini e le uova. Contrariamente a quanto di solito si pensa, le uova devono essere conservate in frigorifero perché le basse temperature rallentano la crescita microbica, uno studio del mio laboratorio ha dimostrato che nelle uova conservate a temperatura ambiente la Salmonella cresce molto più velocemente. Se noti che le confezioni di formaggi e stracchini sono gonfie evita di consumarli, il gonfiore è un segno di degradamento del prodotto. Lo sportello è il punto più caldo del frigorifero ed è destinato agli alimenti che necessitano di una leggera refrigerazione (bibite).

Quando riponi gli alimenti in frigorifero, coprili e separa bene quelli crudi da quelli cotti per evitare  contaminazioni crociate. Non utilizzare pellicole e vaschette di alluminio per gli alimenti acidi e ricchi di sale. Evita di caricare troppo il frigorifero, in questo modo l’aria circolerà liberamente tra gli alimenti. Fai raffreddare completamente gli alimenti caldi prima di sistemarli nel frigorifero per evitare innalzamenti di temperatura. Pulisci periodicamente il frigorifero con acqua e bicarbonato o con detergenti specifici e fai attenzione al ghiaccio sulle pareti, che può indicare un cattivo funzionamento. 

Il freezer

Ogni freezer ha un numero di stelle specifico che ci indica per quanto tempo possiamo conservare al suo interno i diversi alimenti. Puoi verificare il numero di stelle nel libretto di istruzioni. 

Al di là dello specifico congelatore che utilizziamo, in ogni caso la temperatura è di – 18°C, puoi verificarlo inserendo un termometro all’interno. 

Se non hai informazioni sul numero di stelle, puoi fare riferimento a questi tempi di conservazione: 

ProdottiTempi in freezer
Bacon e salsicce1-2 mesi
Alimenti cotti in casseruola1-2 mesi
Albume ed ovoprodotti12 mesi
Salse con carne e pollo 2-3 mesi
Preparazioni di carne 1-2 mesi
Arrosti crudi9 mesi
Bistecche o cotolette crude4-6 mesi
Carne macinata cruda3-4 mesi
Carne cotta 2-3 mesi
Pollo intero crudo12 mesi
Pollo cotto 3-4 mesi

Fonte CeIRSA

Utilizza sacchetti e vaschette con materiali idonei al contatto con gli alimenti, per ricordare meglio da quanto tempo l’alimento è nel freezer è buona regola apporre sul sacchetto la data di congelamento. 

Prima di congelare gli alimenti cotti, aspetta che si siano raffreddati completamente per evitare sbalzi di temperatura all’interno del freezer. Taglia in parti piccole gli alimenti di grossa pezzatura: il congelamento domestico, essendo più lento di quello industriale (surgelamento), può provocare la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno dell’alimento che possono alterarne la struttura e gli alimenti tagliati in parti più piccole si congelano più velocemente di quelli interi. 

Gli alimenti devono essere scongelati in frigorifero e mai a temperatura ambiente perché le alte temperature favoriscono la proliferazione dei batteri. Gli alimenti scongelati devono essere consumati entro 24 ore e non devono mai essere ricongelati a meno che non siano preventivamente cotti: questo perché quando congeliamo un alimento la prima volta, i batteri presenti all’interno non muoiono ma entrano in uno stato che possiamo definire letargico. La riproduzione dei batteri riprende quando lo scongeliamo: quindi ricongelare un alimento scongelato non è sano perché implica che sull’alimento il numero dei batteri si sia moltiplicato.

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Come scegliere la colomba pasquale

La Colomba è un prodotto tradizionale del nostro paese, ingredienti, processi di produzione e forma sono definiti per legge. Tutti i prodotti che non rispettano precisamente le regole non possono essere venduti come Colomba ma devono essere commercializzati come dolce pasquale. In etichetta troviamo tutte le informazioni e con qualche trucchetto possiamo riconoscere una vera Colomba con un colpo d’occhio.

 

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Come seguire una dieta corretta per fabbisogno energetico e nutrienti

La dieta è una questione di gusto ma anche di salute. Imparando a leggere le etichette possiamo, con poche e semplici regole, capire quali alimenti scegliere. 

La tabella nutrizionale

È apposta sulle confezioni degli alimenti e contiene informazioni sul contenuto di macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi, fibre) e micronutrienti (vitamine). 

A volte sono riportate anche le percentuali dei nutrienti nell’alimento ricalcolate in base ai valori giornalieri raccomandati, questa informazione non è obbligatoria ma inserita, su base volontaria, da alcuni produttori.

Nell’esempio, 100g di prodotto apportano il 15% di proteine, un buon apporto che però non soddisfa il fabbisogno giornaliero: in base a questa informazione, sai che dovrai consumare altri alimenti ricchi di questo nutriente (per esempio carne o pesce).

I consumi raccomandati

Quando non sono indicate le percentuali, possiamo capire qual è l’apporto dell’alimento in termini di nutrienti considerando i valori di assunzione giornaliera raccomandati, che sono stabili per legge e sono stati definiti in seguito a studi scientifici svolti dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

Per i macronutrienti: 

Per i micronutrienti: 

 

Il simbolo μg indica i microgrammi. Quindi, per esempio, abbiamo bisogno di almeno 800 microgrammi di Vitamina A (ovvero 0,8 grammi). 

In caso di condizioni particolari (diete o disfunzioni) si seguono le condizioni del dietologo ma in assenza di problemi si raccomanda di non superare questi valori. 

 

Nutrienti in etichetta

I produttori possono riportare indicazioni sul contenuto, maggiore o ridotto, di nutrienti e micronutrienti. La legge stabilisce che tali indicazioni possono riportate solo in caso di aumento o riduzione in quantità precise. 

  • A basso contenuto di zuccheri: non più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi
  • Senza zuccheri: non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml
  • Senza zuccheri aggiunti: se il prodotto non contiene mono- o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, deve essere specificato anche contiene in natura zuccheri
  • Fonte di proteine: almeno il 12 % del valore energetico dell’alimento è apportato da proteine
  • Ad alto contenuto di proteine: L’indicazione che un alimento è ad alto contenuto di proteine è consentita solo se almeno il 20 % del valore energetico dell’alimento è apportato da proteine.
  • A basso contenuto di grassi: non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato)
  • Senza grassi: il non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml
  • A basso contenuto di grassi saturi: la somma degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans contenuti nel prodotto non supera 1,5 g/100 g per i solidi o 0,75 g/100 ml per i liquidi; in entrambi i casi la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non può corrispondere a più del 10 % dell’apporto energetico
  • Senza grassi saturi: la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non supera 0,1 g di grassi saturi per 100 g o 100 ml
  • A tasso ridotto di grassi: la riduzione del contenuto di grassi è pari ad almeno il 30 % rispetto a un prodotto simile
  • Leggero/light: l’indicazione che definisce un prodotto «leggero» o «light», ed ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore, sono soggette alle stesse condizioni descritte sopra però in più deve essere riportata l’indicazione delle caratteristiche che rendono il prodotto «leggero» o «light» (per esempio il ridotto contenuto di grassi)
  • Fonte di fibre: è almeno 3 g di fibre per 100 g o almeno 1,5 g di fibre per 100 kcal
  • Ad alto contenuto di fibre: almeno 6 g di fibre per 100 g o almeno 3 g di fibre per 100 kcal
  • Fonte di [nome della o delle vitamine] il prodotto contiene almeno il 15% della dose giornaliera consigliata (per le bevande il 7.5%)
  • Ad alto contenuto di [nome della o delle vitamine]: il prodotto contiene almeno il 30% della dose giornaliera consigliata (per le bevande il 15%)
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Cos’è l’agricoltura biodinamica e che differenza c’è tra con quella biologica

L’agricoltura biodinamica è un particolare tipo di coltivazione biologica. Come il biologico, pratica tecniche a minor impatto ambientale ma, rispetto a questo, è basata sull’idea filosofica del suo fondatore, il filosofo Steiner, della ricerca dell’equilibrio tra clima, stagioni, piante, animali e uomini. 

L’equilibrio è raggiunto gestendo il terreno secondo i cicli cosmici e lunari ed utilizzando fertilizzanti naturali. 

Le colture

Gli agricoltori biodinamici utilizzano principalmente letame per concimare le piante: i lavori di coltivazione cominciano nella primavera dell’anno precedente preparando cumuli di concime e paglia che maturano in sei-dodici mesi in base alle condizioni atmosferiche.

La concimazione biodinamica stressa meno il terreno rispetto a quella convenzionale e, per questa ragione, può durare anche 4-5 anni.

Per la crescita delle piante è rispettata la stagionalità ed è praticata la rotazione delle colture. Come quella biologica, l’agricoltura biodinamica: 

  • pratica la rotazione delle colture per non stressare il terreno
  • sceglie le varietà più resistenti ai parassiti
  • utilizza sostanze naturali e non di sintesi 
  • non utilizza OGM

I controlli

I prodotti da agricoltura biodinamica sono certificati come biologici e quindi soggetti ai controlli da parte di enti pubblici ed organismi privati, controllati a loro volta dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in particolare dai due dipartimenti dedicati al biologico: 

  • Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF); 
  • Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare (PQAI);

Nel corso delle ispezioni, i controllori valutano i processi di produzione e prelevano campioni di alimenti da far analizzare in laboratorio per la ricerca di sostanze non ammesse. 

Oltre alla certificazione biologica, i prodotti da agricoltura biodinamica sono certificati da altri organismi ad hoc che garantiscono il rispetto dei requisiti dell’agricoltura biodinamica. 

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Le 5 regole per preparare e conservare le olive

Abbiamo parlato delle conserve casalinghe: adesso facciamo un focus sulle olive. Le olive possono essere conservate sotto sale o olio, in entrambi i casi possono durare a lungo per effetto dell’azione che questi ingredienti hanno sull’alimento. Il sale penetra nell’alimento e ne cattura l’acqua, rallentando così la crescita di alcuni batteri che ne hanno bisogno per riprodursi, l’olio invece protegge l’alimento dall’ossigeno impedendo la proliferazione dei microrganismi che si sviluppano appunto in presenza di ossigeno.

Le olive, preparate in questo modo con sale ed olio sono conserve e quindi, necessitano di tutte le accortezze per evitare lo sviluppo del batterio Clostridium botulinum, che può provocare la malattia detta botulismo. quando vuoi preparare le olive sott’olio o sotto sale attieniti a queste 5 regole: 

  1. Lava bene utensili e piani di lavoro 
  2. Scegli barattoli di vetro perché si puliscono meglio e ti permettono di guardare l’interno 
  3. Elimina le olive che presentano ammaccature o parti marce e lava bene il tutto con acqua ed igienizzante per alimenti
  4. Fai una pastorizzazione domestica immergendo i contenitori in acqua utilizzando una pentola capiente che permetta all’acqua di superare di almeno 5 centimetri il tappo del contenitore. Copri la pentola e porta ad ebollizione controllando che temperatura e livello dell’acqua non scendano. Dopo 5 – 10 ore dalla fine della pastorizzazione, estrai i contenitori dalla pentola e lasciali raffreddare. 
  5. Controlla il raggiungimento del vuoto verificando se i tappi o le capsule di metallo sono leggermente concavi (incurvati verso l’interno del contenitore): premendo non si deve sentire un “click clack”

Le olive possono essere anche preparate e conservate in salamoia, in questo caso sono immerse in una soluzione concentrata di sale che ne consente la conservazione perché, eliminando l’acqua, rende più difficile la proliferazione dei microrganismi. Le verdure conservate in acqua e sale sono sicure dal punto di vista microbiologico purchè la salamoia contenga almeno il 10% di sale per ogni litro di acqua. 

Prepara le olive in salamoia: 

  1. Scegli le migliori olive e immergile in acqua salata coprendole completamente (sono sufficienti 50 grammi di sale ed acqua per 500 grammi di olive)
  2. Mantieni le olive nell’acqua per 40 giorni cambiando l’acqua salata ogni 5-7 giorni
  3. Prepara la salamoia facendo bollire un litro d’acqua insieme a 100 grammi di sale 
  4. Pastorizza i contenitori e controlla il sottovuoto 
  5. Lascia riposare per 30 giorni in un luogo buio ed asciutto

Il sotto sale

Il sale è un antibatterico naturale, per questa ragione gli alimenti sotto sale si conservano per lunghi periodi. 

Prepara le olive sotto sale: 

  1. Lava ed asciuga bene le olive
  2. Riempi un barattolo alternando strati di sale grosso ed olive (l’ultimo strato deve essere di sale) 
  3. Pastorizza i contenitori 
  4. Controlla il sottovuoto 
  5. Lascia riposare per 20 giorni in un luogo buio e fresco 

Il sott’olio

Prepara le olive sott’olio:

  1. Immergi le olive in acqua salata (50 grammi di sale per 500 grammi di olive ed acqua sufficiente a coprirle
  2. Mantieni le olive immerse in acqua per 40 giorni, cambiando l’acqua salata ogni 5-7 giorni
  3. Prepara la salamoia facendo bollire un litro d’acqua insieme a 100 grammi di sale 
  4. Pastorizza i contenitori e controlla il sottovuoto 
  5. Lascia riposare per 10 giorni in un luogo buio ed asciutto

 

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Come acquistare, cucinare e conservare le vongole fresche

Le vongole, i cosiddetti molluschi bivalvi, sono animali filtratori che ricavano i nutrienti dall’acqua in cui sono immersi: per questa ragione, possono contenere sporcizia, virus e batteri. Tra i virus, i più noti sono il Norovirus e l’HAV, che provoca l’epatite A.

Per evitare intossicazioni, è molto importante acquistare le vongole solo da rivenditori autorizzati e di fiducia, conservarle correttamente e consumarle solo previa cottura: le alte temperature uccidono batteri e virus. 

Al banco

Le vongole devono essere vive al momento dell’acquisto, non devono essere immerse in acqua ma mantenute separate dagli altri prodotti ittici perché hanno bisogno di temperature diverse: i pesci devono essere mantenuti a temperature prossime a 0°C mentre i molluschi hanno bisogno di una temperatura compresa tra i 4 e gli 8°C.

Possiamo trovare le vongole raccolte in retine di nylon e contenitori oppure sfuse, ma in questo caso devono provenire da confezioni (in genere di 5-10 kg al massimo) di cui l’esercente conserva l’etichetta per almeno i 60 gg successivi

Su confezioni e retine deve essere sempre presente un’etichetta che garantisce il passaggio delle vongole in un centro di spedizione: questa informazione è molto importante perché garantisce che siano stati eseguiti i controlli da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie locali.

A casa

Porta con te una borsa termica in cui riporre le vongole, in modo da rispettare la catena del freddo. Portale subito a casa e riponile nel ripiano più basso del frigorifero, in cui la temperatura è più fredda, in un piatto per evitare che gocciolino e ci sia contaminazione crociata con gli altri alimenti in frigo. Consumale il giorno dell’acquisto o, al massimo, conservale per un paio di giorni . Le vongole non devono mai essere consumate crude perché solo con la cottura possono essere eliminati i patogeni eventualmente presenti, l’aggiunta di limone, ad esempio non è efficace. 

Ai fornelli

Prima di cuocere le vongole, passa sul guscio una spazzola per rimuovere le impurità e risciacquale accuratamente. Elimina quelle con il guscio rotto e controlla quelle aperte: se con un colpetto le valve non si chiudono, significa che le vongole non sono vive e quindi devono essere gettate. 

Puoi verificare la freschezza delle vongole facendo attenzione al rumore che senti quando le scuoti: le vongole appena pescate sono piene, pesanti e con le valve chiuse, quelle meno fresche invece, se mosse, emettono un suono “vuoto” che ricorda quello delle noci. 

Utilizza una pentola bassa ed ampia che permetta una distribuzione uniforme del calore e cuoci le vongole per almeno 5 minuti a fuoco lento con il coperchio per uccidere i microorganismi patogeni. 

Importante! Sulle etichette delle confezioni delle vongole è sempre indicato “da consumare previa cottura” ma non è specificato quale sia il metodo di cottura efficace per la nostra sicurezza. Molti limitano il tempo di cottura delle vongole a quello necessario per l’apertura delle valve ma non sempre è sufficiente: i tempi devono essere infatti calcolati a partire dall’apertura delle valve e dal raggiungimento di una temperatura vicina ai 100°C, che si osserva con l’ebollizione del liquido di cottura.

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Cosa mangiare in gravidanza ed allattamento

La dieta in gravidanza ed allattamento è fondamentale per la salute del bambino: batteri e virus contenuti negli alimenti possono essere nocivi e provocargli gravi danni, per questo dobbiamo escludere dalla dieta alcuni prodotti ed adottare regole di igiene in cucina. Vediamo insieme quali!

I patogeni

Quelli più pericolosi per il feto, con danni gravi e in alcuni casi anche aborti, sono: 

  • Listeria: pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato, piatti pronti
  • Salmonella: carne di pollo e maiale, uova crude
  • Toxoplasma gondij: carne, frutta e verdura crude 
  • Anisakis: pesce crudo 

 

Sicurezza alimentare in gravidanza in 10 mosse 

  • La cucina. Lava accuratamente le mani prima e dopo aver toccato gli alimenti e pulisci gli utensili da cucina che sono venuti a contatto con cibi crudi. Per evitare il passaggio di batteri da un alimento all’altro, utilizza utensili diversi per alimenti diversi. L’abitudine di lavare le uova o il pollo è sbagliata ed aumenta il rischio di contaminazione crociata.

 

  • La cottura. Cuoci sempre bene carne, uova e pesce e riscalda bene gli avanzi prima di consumarli. Fai attenzione che la temperatura sia a 75°C al cuore del prodotto per almeno 10 minuti, puoi verificarlo utilizzando un termometro da cucina. Evita le teglie in alluminio per riscaldare alimenti acidi e ricchi di sale e, in generale, per pellicole e vaschette leggi le istruzioni del produttore. Puoi trovare sulle etichette di questi prodotti: “non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o molto salati”, “destinati al contatto con alimenti refrigerati (quando non c’è scritto non si possono mettere in frigo”, “destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore”, “destinato al contatto con alimenti per tempi superiori alle 24 ore a temperatura ambiente”.

 

  • Gli avanzi. Non lasciare gli alimenti cotti a temperatura ambiente perché ciò favorisce la proliferazione batterica: non appena si sono raffreddati riponili in frigorifero ben coperti e separati dagli altri per evitare contaminazione crociata. Consuma in pochi giorni gli alimenti confezionati che hai aperto, seguendo attentamente le istruzioni in etichetta per la conservazione.

 

  • Scadenza e TMC. Fai attenzione alla data di scadenza e Termine Minimo di Conservazione (TMC) in etichetta: gli alimenti scaduti possono essere nocivi e non devono mai essere consumati, quelli che hanno superato il termine minimo di conservazione apposto su pasta, cracker, scatolame, sono sicuri ma meno buoni (un biscotto sarà meno fragrante). Organizza il tuo frigo e la tua dispensa secondo la regola FIFO (First in first out) consumando prima gli alimenti con la data di scadenza più prossima). 

 

  • Le uova. Evita uova crude o poco cotte. La maionese e i prodotti pronti a base di uova sono sempre pastorizzati, ovvero trattati ad alte temperature che uccidono i batteri, quindi non presentano rischi. Per tiramisù e maionese fatta in casa, puoi utilizzare le uova già pastorizzate, che trovi al supermercato in apposito brick. 

Quando maneggi le uova per frittate e altre preparazioni cotte, fai attenzione a non lavare mai le uova perché nel lavaggio la sporcizia presente sul guscio, che è poroso, può penetrare all’interno dell’uovo. La salmonella si può trovare all’interno dell’uovo ma anche sul guscio: quando rompi le uova sbattile contro un piatto e, se devi separare albume e tuorlo, utilizza un apposito separatore senza far passare l’uovo da un pezzo del guscio all’altro. 

Conserva le uova in frigo perché le basse temperature rallentano la crescita microbica. Uno studio del mio laboratorio dimostra che nelle uova conservate a temperatura ambiente la salmonella si sviluppa più rapidamente

 

  • I formaggi. Evita formaggi molli e semimolli (con crosta e muffe come per esempio il gorgonzola o il brie, quelli a pasta cruda e, in generale, tutti i latticini che non siano stati pastorizzati

 

  • La carne. Non consumare tartare o tagliate di carne poco cotte ed i salumi 

 

  • Il pesce. Non consumare pesce crudo ed affumicato, prodotti pronti al consumo come per esempio il salmone affumicato possono contenere la listeria. Per ripieni di sfoglie e torte salate puoi inserire il salmone affumicato in forno per essere tranquilla, la cottura uccide la listeria.

 

  • I surgelati. La listeria può trovarsi anche nelle verdure surgelate, fai scongelare bene spinaci ed altri prodotti evitando di cuocerli in padella ancora surgelati, meglio aggiungerli in acqua portata ad ebollizione 

 

  • Frutta e verdura. Evita macedonie e insalate fuori casa perché non puoi essere sicura che siano state disinfettate. Pulisci frutta e verdura da consumare crude con disinfettanti ad uso alimentare seguendo le istruzioni in etichetta 
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Coronavirus ed igiene in cucina

Sappiamo che il coronavirus non si trasmette con gli alimenti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa e considera questa una eventualità rara. Per questo gli alimenti che prepara l’’industria alimentare possono essere considerati sicuri: si seguono protocolli molto rigidi per la produzione ma quando entriamo nella nostra cucina,  è compito nostro tenerla la pulita per evitare ogni rischio. 

La spesa

Quando portiamo la spesa a casa, o ce la consegnano a domicilio,  evitiamo di appoggiare le buste o gli imballaggi esterni sulle superfici di lavoro, con cui verranno in contatto gli alimenti.

Dopo aver sistemato la spesa, gettiamo subito sacchetti ed imballaggi e laviamo scrupolosamente le mani con acqua calda e sapone per almeno 20 secondi, strofinando bene negli spazi tra le dita e vicino alle unghie e, per asciugarci, utilizziamo lo scottex o altra carta a perdere. Le mani vanno lavate: 

  • dopo aver toccato naso, bocca, occhi, orecchie
  • dopo essersi soffiati il naso, aver starnutito o tossito 
  • prima, durante e dopo ogni manipolazione degli alimenti
  • dopo aver toccato i rifiuti
  • dopo essere stati in bagno
  • dopo aver mangiato, bevuto o fumato
  • dopo aver toccato il denaro 

Non è necessario disinfettare le confezioni degli alimenti se ci laviamo e disinfettiamo le mani accuratamente 

Gli alimenti

In generale, il coronavirus è sensibile alle alte temperature: stando agli studi scientifici, il coronavirus è inattivato dopo 30 minuti a 56°C e dopo 5 minuti a 70°C. La maggior parte delle cotture porta gli alimenti a questa temperatura quindi possiamo essere tranquilli e, per un controllo in più, possiamo verificare la temperatura raggiunta dall’alimento, al cuore del prodotto, utilizzando un termometro da cucina. 

A scopo precauzionale, l’Organizzazione Mondiale Sanità raccomanda di non consumare alimenti di origine animale crudi o poco cotti per evitare la trasmissione, in questo periodo, di microrganismi patogeni. 

Prima di maneggiare frutta e verdura che consumeremo crude, laviamo bene le mani e sciacquiamole con abbondante acqua. Possiamo utilizzare anche disinfettanti per uso alimentare seguendo attentamente le istruzioni del produttore in etichetta, che non ne alterano il sapore e l’odore. 

La cucina

Puliamo e disinfettiamo la nostra cucina quotidianamente. Senza un’adeguata pulizia non ci può essere sanificazione quindi, dopo aver lavato con acqua e detergente le superfici, utilizziamo delle soluzioni disinfettanti tenendo in considerazione il tipo di superficie da trattare: per quelle in pietra, metallo o vetro utilizziamo una soluzione a base di ipoclorito di sodio 0,1% o alcol etilico al 70% o ad altra concentrazione purchè sia specificato in etichetta “virucida”; per le superfici in legno ed acciaio, invece, utilizziamo alcol etilico al 70% . Disinfettiamo anche le superfici che tocchiamo frequentemente, prima e dopo la manipolazione degli alimenti come per esempio maniglie e sportelli. 

Il coronavirus ha tempi di sopravvivenza diversi in funzione del materiale:

Superfici

Particelle virali infettanti rilevate fino a

Particelle virali infettanti non rilevate dopo 

Legno

1 giorno

2 giorni 
Vetro2 giorni4 giorni
Plastica4 giorni7 giorni 
Acciaio inox4 giorni 7 giorni 
Tessuti1 giorno2 giorni

 

Per gli strofinacci, utilizziamo programmi di lavaggio a 70°C-90°C con il detersivo da bucato. Possiamo lavarli a temperature più basse se utilizziamo la candeggina o altri disinfettanti da bucato. 

 

Fonte:

Rapporto ISS COVID-19 n. 17/2020 “Indicazioni ad interim sull’igiene degli alimenti durante l’epidemia da virus SARS-COV-2”

Rapporto ISS COVID-19 N. 17/2020 “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza da COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”

 

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Con la nuova direttiva acque l’acqua del rubinetto sarà ancora più buona

L’acqua del rubinetto sarà ancora più buona grazie ad una nuova normativa che aumenta i controlli di qualità: la nuova direttiva è stata emanata in seguito alla petizione Right2EWater, lanciata dai cittadini europei con la raccolta di 1.600.000 firme, che chiedeva alla Commissione europea di garantire il diritto ad un’acqua pulita e di qualità a tutti i cittadini. L’iniziativa Right2EWater è stata la prima a soddisfare i requisiti molto rigidi per i quali le istituzioni devono ricevere le istanze della petizione e legiferare in merito. Per l’approvazione della Commissione europea, infatti, bisogna costituire un comitato di almeno sette cittadini residenti in almeno sette diversi paesi europei e raccogliere, in un anno, almeno un milione di firme da almeno un quarto degli Stati membri. La maggior parte delle proposte non raggiungono l’obiettivo o vengono ritirate dagli organizzatori. 

Il comitato di  Right2EWater sta continuando la sua campagna di sensibilizzazione sul tema dell’acqua pubblicando notizie e comunicati: https://www.right2water.eu/ e spera che, a livello europeo, sia fatto ancora di più per tutelare il diritto universale all’accesso all’acqua potabile. 

Chi controlla l’acqua del rubinetto

L’acqua del rubinetto è già conforme a tutte le normative in materia,   è sottoposta a numerosi controlli che verificano l’assenza di microrganismi, parassiti ed altre sostanze pericolose per il consumatore. Sono svolte analisi di laboratorio che garantiscono la conformità dell’acqua ai requisiti di legge: il decreto legislativo n. 31/2001 impone parametri di sicurezza che ci tutelano da batteri (per esempio l’escherichia coli) e contaminanti chimici (per esempio il piombo). I controlli sono realizzati dai gestori delle reti idriche e dalle autorità competenti. 

Cosa cambia con la nuova normativa

La direttiva amplia l’elenco delle sostanze chimiche da monitorare. Le evidenze scientifiche degli ultimi anni hanno creato preoccupazioni in merito alla presenza di tracce di alcuni composti nell’acqua che potrebbero avere effetti negativi sulla nostra salute. I nuovi contaminanti che dovranno essere obbligatoriamente controllati sono: 

  • Bisfenolo A: è contenuto nei serbatoi di stoccaggio dell’acqua potabile
  • Clorato e clorito ed acidi aloacetici: si trovano nei prodotti di disinfezione delle acque
  • Microcistina -LR: è la somma delle microcistine che sono prodotte da  alghe che si trovano nelle acque superficiali 
  • PFAS: sono utilizzati dall’industria per  rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti  ()
  • Uranio: essendo presente nel suolo può trovarsi anche nell’acqua 

Entro il 2022, la Commissione europea redigerà un elenco di sostanze che destano preoccupazione per la salute pubblica, tra cui prodotti farmaceutici e microplastiche. Gli Stati membri dovranno adeguare le loro normative nazionali alle disposizioni della direttiva. 

Gli effetti sull’ambiente

Con la nuova direttiva, la Commissione europea intende promuovere il consumo di acqua del rubinetto in sostituzione di quella in bottiglia, anche per ridurre l’effetto della dispersione di plastica nell’ambiente. Nei prossimi anni avremo più acqua del rubinetto a disposizione negli spazi pubblici e berremo acqua del rubinetto anche al ristorante.

Fonte: Direttiva UE 2020/2184

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