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Come acquistare le uova

Da allevamento biologico, extra, grandissime, bianche o marroni, c’è uovo e uovo, vediamo insieme come districarci per scegliere le più adatte a noi.

Quanti tipi di uova esistono

Le uova sono classificate in categorie in base al livello di qualità:

  • categoria Extra
  • categoria A o “uova fresche”
  • categoria B

Si possono fregiare della dicitura “extra” solo uova freschissime, vendute entro il 7° giorno dall’imballaggio o il 9° giorno dalla deposizione. Trascorso tale periodo, le uova possono essere invece commercializzate come categoria A (fresche). Le uova di categoria B non sono vendute al dettaglio, bensì utilizzate dall’industria come materia prima per i prodotti trasformati.

Le uova sono classificate anche in base al peso:

  • XL – grandissime: più di 73 g;
  • L – grandi: 63 g – 73 g;
  • M – medie: 53 g – 63 g;
  • S – piccole: meno di 53 g.

La scadenza

Sulle uova è indicato il termine minimo di conservazione o, alternativamente, la data di deposizione. In questo caso ricorda che  puoi calcolare il TMC sommando 28 giorni alla data di deposizione. se l’uovo è stato deposto il 15 febbraio, la data di preferibile consumo sarà il 14 marzo (di un anno non bisestile!).

I codici impressi sul guscio

In questa figura puoi vedere il significato del codice che trovi stampigliato sul guscio.

Per cui sapendo decodificare le lettere e le cifre, scopriremmo che questo uovo è stato deposto in un allevamento di tipo biologico, in Italia e specificatamente nel comune di Bagnasco, nell’allevamento n.999.

Vediamo in dettaglio cosa cambia nella tipologia di allevamento:

  • Allevamento biologico (Codice 0)

Le galline mangiano solo biologico, sono tenute in capannoni con una densità massima di 6 galline per metro quadrato e possono accedere a spazi esterni che sono, obbligatoriamente, di almeno 4 metri quadro per animale

  • Allevamento all’aperto (Codice 1)

La densità massima nei capannoni è di 9 galline per metro quadrato quadrato e le dimensioni degli spazi aperti sono comprese tra 2,5 e 4 metri quadrati per animale. In questi allevamenti, le galline passano all’aperto diverse ore al giorno e depongono le uova in nidi, a terra o elevati

 

  • Allevamento a terra (Codice 2)

Le galline non possono accedere all’esterno e sono tenute in capannoni con densità massima di 9 galline per metro quadrato, all’interno dei quali mangiano e depongono le uova. Possono muoversi per raggiungere posatoi, lettiere e piani nidi. I capannoni sono organizzati con sistemi di alternanza luce-buio

 

  • Allevamento in gabbia (Codice 3)

Le galline non possono accedere agli spazi aperti e sono tenute, nei capannoni, in gabbie in metallo su più piani. Le gabbie contengono nidi di gruppo per la deposizione, posatoio, lettiera ed un dispositivo per accorciare le unghie. Lo spazio garantito per ogni gallina è di 750 cm quadrati

Il colore

Sugli scaffali può capitare di vedere, oltre a quelle marroni, anche delle uova bianche. Il colore dipende da diversi fattori come per esempio l’alimentazione della gallina ma non incide sulla qualità: uova bianche e marroni hanno lo stesso valore nutrizionale e lo stesso contenuto di colesterolo, puoi vedere i dati scientifici in questo studio fatto nel mio laboratorio.

Come si conservano le uova

Quando acquistiamo le uova le troviamo a temperatura ambiente, eppure la maggior parte di noi le conserva refrigerate (c’è pure una area speciale per le uova in ogni frigo!). Qual è la cosa giusta da fare? La legge stabilisce che le uova devono essere vendute a temperatura ambiente per evitare che, una volta acquistate e portate a casa, lo sbalzo termico crei una condensa sul guscio e faccia entrare all’interno dell’uovo sporcizia e batteri. Questa pratica previene per esempio il fatto che la salmonella eventualmente presente sul guscio possa penetrare all’interno. Ma, una volta portate a casa, possiamo mettere le uova in frigo e tenerle lì fino a quando non le consumeremo: uno studio fatto nel mio laboratorio dimostra che le basse temperature rallentano la crescita batterica e che, invece, nelle uova conservate fuori dal frigorifero la salmonella si sviluppa molto velocemente.

 

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Quali sono le allerte alimentari in Europa nel 2019

La Commissione europea ha pubblicato il report annuale del RASFF per il 2019, che contiene informazioni sulle allerte alimentari nei paesi europei relative alla sicurezza di alimenti, mangimi e materiali a contatto con gli alimenti (MOCA).

Cos’è il RASFF

RASFF è l’acronimo di Rapid Alert System for Food and Feed, Sistema di allerta rapida per alimenti e mangimi. Tramite il RASFF, i paesi europei condividono informazioni sui prodotti pericolosi, che sono quindi ritirati dal mercato per la nostra salute.

Tutti i dati sono pubblici, e consultabili qui

Gli alimenti possono essere richiamati per:

  • rischio chimico: sostanze indesiderate nell’alimento, per esempio contaminanti
  • rischio fisico: presenza di corpi estranei, per esempio frammenti di plastica
  • rischio biologico: parassiti, virus e batteri

Oltre a questo tipo di segnalazione (allerte), i paesi possono inviare anche notifiche riguardanti gli alimenti che presentano irregolarità ma non sono un pericolo per la salute dei consumatori (per esempio documentazione non corretta).

 

I dati

In Europa, nel 2019 sono state inviate 4118 notifiche, di cui 1175 allerte.  Le allerte, le più importanti,  riguardano soprattutto: noccioline e semi oleosi (671), frutta e verdura (506), integratori e prodotti dietetici (345), pollame (342), pesce e prodotti della pesca (303).

I pericoli individuati sono principalmente: microorganismi patogeni (1124), micotossine (588), sostanze non autorizzate (298), residui di pesticidi (283), allergeni (241), corpi estranei (173), Materiali a contatto con gli alimenti – MOCA (172), contaminanti (144).

 

La presenza di salmonella è stata oggetto di un grande numero di notifiche da parte di Stati membri (371) e paesi terzi (347). Un significativo numero di notifiche (181) riguarda il pollame dalla Polonia.

L’Italia

Per quanto riguarda i prodotti individuati dall’Italia, i dati maggiori riguardano prodotti della pesca (99) e noccioline e semi oleosi (46). Le segnalazioni sono di meno per molluschi bivalvi (29), frutta e verdura (27), carne e prodotti a base di carne (23), pollame (22), cereali e prodotti da forno (16).

Il numero maggiore di segnalazioni riguarda i microorganismi patogeni  (67), le micotossine (51) e i metalli (48). Ci sono segnalazioni anche per additivi e aromi (32), parassiti (30), contaminanti (24), corpi estranei (16), allergeni (12).

Maggiore è il numero di allerte, più significa che il sistema funziona. Negli ultimi anni il numero di segnalazioni è aumentato ma è un dato positivo perché vuol dire che le irregolarità sono individuate e gli alimenti pericolosi sono ritirati dal mercato, per il bene della nostra salute.

 

Fonte: European Commission, RASFF Annual report 2019

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Che differenza c’è tra “affumicato” e “aroma di affumicatura” in etichetta

L’affumicatura è un metodo di conservazione degli alimenti che ha accompagnato l’uomo dalla notte dei tempi.

Oggi l’affumicatura non è solo una questione di conservazione ma anche di gusto: gli alimenti affumicati sono buoni e piacciono molto, ne troviamo di ogni tipo: carne, pesce, formaggi e, a volte, zuppe, salse e prodotti di pasticceria.

L’affumicatura

I prodotti vengono affumicati con l’utilizzo di fumo di legno. Il calore sprigionato dalla nube di fumo, e le molecole presenti all’interno e l’assenza di ossigeno favoriscono la riduzione dei batteri nell’alimento che, quindi è più sicuro oltre che più buono. Ma, di contro, tra le sostanze rilasciate nel processo di affumicatura, ci sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), le stesse sprigionate dal fumo di sigaretta, che sono tossiche per l’uomo. I livelli massimi di IPA sono comunque stabiliti dalla legge. La combustione può rilasciare anche piccole particelle che sono eliminate con il filtraggio in appositi impianti.

Il fumo liquido

Il processo di affumicatura è complesso e costoso, e non tutti i produttori possono implementarlo, spesso quindi, si ottiene lo stesso risultato utilizzando il fumo liquido. Dopo la combustione del legno (di faggio) il fumo viene fatto condensare nell’acqua e riposto in taniche. I produttori immergono gli alimenti all’interno di questo liquido ed ottengono lo stesso sapore dell’affumicatura.

Questi alimenti sono sicuri

In entrambi i casi, la legge stabilisce requisiti molto precisi per entrambe le modalità di affumicatura. Per esempio, i produttori devono utilizzare legno sul quale non sono state poste sostanze chimiche nei sei mesi precedenti all’abbattimento e sono stabiliti criteri di purezza che escludono la contaminazione da metalli pesanti (piombo, mercurio). Il fumo liquido può essere utilizzato negli alimenti in quantità ridotte e comunque stabilite dalla legge. Per non eccedere nel consumo di alimenti affumicati, possiamo evitare di consumare quelli in cui c’è maggior concentrazione, come per esempio la carne.

Come distinguo questi metodi in etichetta?

Gli alimenti trattati con fumo liquido si distinguono da quelli affumicati perché sono, fondamentalmente, aromatizzati. Per informazione dei consumatori, la legge impone diciture diverse in etichetta per i diversi tipi di preparazione:

  • I prodotti affumicati con il metodo classico possono riportare la dicitura “affumicato”
  • I prodotti trattati con fumo liquido devono riportare, in elenco ingredienti, “aroma di affumicatura” oppure “aroma di affumicatura ricavato da….” (per esempio faggio)
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Ci sono più vitamine negli estratti o nei centrifugati?

Le bevande vitaminiche non mancano mai al bar, ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti ma quando scegliamo pensiamo al contenuto di vitamine, che varia a seconda dei casi, e seguiamo poche e semplici regole per consumarli al meglio.

Per la rivista il Salvagente, abbiamo portato in laboratorio sei campioni di estratti e centrifugati e li abbiamo analizzati per capire le differenze nel contenuto di vitamine A, C ed E:

 

  • vitaminico (fragola ,mela, ananas)
  • detox (mela ,carota, zenzero e cannella)
  • leggero (carota, finocchi, sedano)

 

Nel video risultati e consigli:

 

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Nuovo DPCM: come andremo a pranzo fuori e cosa possiamo e non possiamo fare

I contagi da coronavirus aumentano sempre di più e le nuove misure sono più restrittive delle precedenti. Il nuovo decreto modifica il precedente chiudendo molte attività e stabilendo nuove regole per i ristoranti

Le attività chiuse

Sono sospese le attività in parchi tematici e divertimento, sono chiuse palestre, piscine, centri benessere, cinema e teatro, centri culturali e ricreativi, sale da ballo e sale giochi. Sono vietate le feste al chiuso e all’aperto, le sagre e le fiere.

Mascherina sempre

L’obbligo di mascherina resta, dobbiamo indossarla sempre sia al chiuso che all’aperto, anche per una passeggiata, a meno che non ci troviamo isolati dalle altre persone. Possiamo toglierla per fare sport.

Shopping veloce

Possiamo entrare nei negozi per i nostri acquisti ma dobbiamo restare all’interno solo il tempo necessario e non possiamo sostare all’ingresso.

Al ristorante

Bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie sono aperti dalle 5.00 alle 18.00, quindi niente cene fuori ma possiamo andare a pranzo: troveremo all’ingresso un cartello che ci indicherà quante persone possono stare nel locale contemporaneamente e dovremo sederci al massimo in quattro per tavolo, ad eccezione dei gruppi di conviventi più numerosi.

Per cena e spuntini notturni possiamo ordinare a domicilio. Possiamo acquistare per asporto fino alle 24.00 ma non possiamo consumare sul posto o nelle adiacenze. Non avremo limiti di orario per cenare in albergo se siamo in vacanza.

Sono sempre aperti, invece, gli autogrill e gli esercizi alimentari di ospedali e aeroporti.

In attesa di tempi migliori, per non perdere le nostre buone abitudini di buongustai, diamo una mano ai commercianti comprando le loro prelibatezze, ne guadagnerà anche il nostro palato.

Fonte: DPCM 24 Ottobre

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Arriva l’origine in etichetta per il prosciutto!

Salumi e prosciutti non mancano mai nel carrello della spesa, ma sappiamo da dove vengono? Adesso sì: un decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali obbliga i produttori a specificarlo in etichetta.

Novità

Fino al 31 dicembre 2021 troveremo informazioni sull’origine sulle etichette di vari alimenti:

  • carne suina macinata: per esempio preparazioni per hamburger
  • preparazioni e prodotti che contengono la carne suina come ingrediente: per esempio salumi e wurstel nei cibi pronti
  • carne suina separata meccanicamente: quella che resta dopo che è stata tagliata quella più pregiata: non è una carne di prima scelta ma è presente in moltissimi prodotti (tortellini, spinacine, cotolette)

Cosa c’è scritto in etichetta

Le etichette riporteranno:

  • paese di nascita
  • paese di allevamento
  • paese di macellazione

Se il suino è nato, allevato e macellato nello stesso paese, troveremo in etichetta: “origine: nome del paese”. Se invece i paesi sono diversi, troveremo “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

I prodotti potranno indicare in confezione “100% italiano” solo se realizzati con suini nati, allevati e macellati in Italia.

In questo momento particolare, possiamo privilegiare salumi e prosciutti italiani!

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Nuovo DPCM: come andremo a cena fuori, in vacanza e in palestra

Il coronavirus non si arresta e con l’ultimo DPCM sono state emanate regole più restrittive: potremo continuare a fare le nostre attività ma dovremo fare più attenzione.

Mascherina sempre

Dovremo indossare sempre la mascherina, sia al chiuso che all’aperto, anche per una passeggiata, a meno che non ci troviamo isolati dalle altre persone. Possiamo togliere la mascherina per fare sport

Al ristorante

Nuove regole per cene fuori e take away: i ristoranti chiuderanno a mezzanotte con consumo al tavolo e alle 21.00 senza consumo al tavolo. Potremo ordinare la cena a domicilio o comprare qualcosa a portar via ma, in questo caso, dopo le 21.00 non potremo consumarla sul posto o nelle adiacenze dopo le 21.00.

Restano in vigore le regole dei precedenti decreti: nei ristoranti non possono essere presenti più persone di quanti siano i posti a sedere, dobbiamo indossare la mascherina quando non siamo al tavolo, rispettare il distanziamento e preferire i pagamenti elettronici. Avremo sempre a disposizione il disinfettante per Ie mani, il nostro tavolo sarà sempre pulito e tutto quello che tocchiamo (maniglie, saliere, oliere) sarà disinfettato

A fare shopping

Facciamo compere con la mascherina e senza sostare all’ingresso per guardare le vetrine. Prima di toccare i prodotti esposti dobbiamo disinfettare le mani

In piscina e palestra

Dobbiamo riporre i nostri oggetti personali in appositi sacchetti prima di sistemarli negli armadietti. Per tutelarci, ogni due ore sarà controllato il livello di cloro nell’acqua della vasca. Per gli allenamenti usiamo scarpe dedicate solo a quello.

Le feste

Stop ai compleanni: sono vietate le feste al chiuso e quelle all’aperto, possiamo festeggiare matrimoni e comunioni in non più di 30 persone, indossando la mascherina.

Gli spettacoli

Possiamo andare al cinema, al teatro e ai concerti: saremo massimo 200 al chiuso e 1000 all’aperto. Saremo ad un metro dagli altri spettatori, sia frontalmente che lateralmente, e a due metri da cantanti ed attori.

In hotel

Se vogliamo concederci un weekend di relax, paghiamo il nostro soggiorno in modalità contactless, indossiamo la mascherina negli spazi comuni e disinfettiamo le mani prima di sfogliare brochure e depliant per la nostra vacanza. Non potremo usare il bagno turco, a meno che questo non faccia parte del servizio in camera o sia prenotabile con uso esclusivo. Potremo invece entrare in sauna con caldo a secco e temperatura regolata ad 80-90°C, a distanza di almeno un metro dagli altri ospiti.

Fonte: Decreto del Presidente del Consigli dei Ministri 13 ottobre 2020

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Burro contaminazione in laboratorio

Il burro in laboratorio e le contaminazioni alimentari: intervista per Il Salvagente

Quanto è buono il burro e in cosa può migliorare? Il Salvagente ha fatto analizzare in laboratorio 15 panetti per verificarne le caratteristiche: ne è risultato che il burro è di qualità ma, in alcuni casi, potrebbe essere migliore dal punto di vista dell’igiene, questo perché durante la produzione possono verificarsi contaminazioni. Ma quali sono le contaminazioni più frequenti negli alimenti e cosa possiamo fare noi?

Leggi la mia intervista per Il Salvagente: clicca qui

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Petto di pollo rosa o giallo che differeza?

Pollo “giallo” e “rosa”, cosa cambia?

Chi non guarda il colore prima di scegliere un petto di pollo al supermercato? Si potrebbe pensare che a colori diversi corrispondano qualità nutrizionali diverse, le analisi di laboratorio realizzate per la rivista Il Salvagente ci svelano la verità.

Cosa abbiamo analizzato

Lo studio ha confrontato le caratteristiche dei petti di pollo, con colorazione rosea e giallina, acquistati al supermercato. La data di produzione è la stessa per tutti i campioni, così si può escludere che la variazione del colore dipenda dal passare del tempo.

I parametri analizzati sono:

  • Umidità, pari al contenuto di acqua
  • Contenuti di grasso
  • Contenuto di proteine

Cosa abbiamo trovato

Le analisi dimostrano che non ci sono differenze significative tra i valori nutrizionali dei diversi tipi di carne: il petto di pollo “giallo” non è meno buono di quello “rosa”.

pollo rosa o pollo giallo

Da cosa dipende il colore

Il colore del petto di pollo viene determinato dal contenuto di pigmenti (mioglobina ed emoglobina), dal tempo trascorso dalla macellazione, dalle condizioni di lavorazione e conservazione, dal tratto muscolare considerato, dalla direzione di taglio, dall’infiltrazione di grasso e dallo stato di idratazione. Il colore dipende anche dalla specie, dal sesso e dall’età dell’animale, dalla genetica e dal tipo di alimentazione. Il colore del petto è influenzato soprattutto dal pH a 24 ore dalla macellazione: se il pH è molto basso, la carne sarà più pallida.

Leggi l’articolo de Il Salvagente: Leggi ora

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pesticidi alimenti

Quanti pesticidi ci sono negli alimenti?

Frutta e verdura, olio, vino e cereali: ci sono pesticidi in questi alimenti? Sentiamo spesso parlare di residui di fitosanitari nei fiori all’occhiello del Made in Italy, ma quanti sono effettivamente? 

La legge prevede limiti ben precisi, che vengono aggiornati costantemente, e controlli accurati per ridurre i livelli di contaminazione da pesticidi degli alimenti. Il Ministero della Salute pubblica ogni anno i risultati dei controlli ufficiali, ti riporto di seguito i principali dati che emergono dal “Rapporto controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti – Risultati in Italia per l’anno 2018”, pubblicato a luglio scorso. 

Cosa è stato analizzato

Secondo i dati dell’ultimo rapporto sono stati analizzati da laboratori ufficiali 8762 campioni, più del numero previsto dalla legge (6725). 

Sono stati controllati gli alimenti che, proprio per il metodo di coltivazione, potrebbero contenere con più probabilità degli altri residui di pesticidi:

Frutta

  • arance, mandarini, limoni (26,8%)
  • mele, pere (22%)
  • pesche, albicocche, ciliegie, prugne (21,1%)
  • fragole, uva, mirtilli, lamponi (15,3%)
  • kiwi, banane, olive (13,7%)
  • mandorle, noci, nocciole (1%)

Ortaggi

  • meloni, pomodori, zucchine, peperoni (39,4%)
  • fagioli, piselli (12%)
  • carote, rape, ravanelli, patate (14,9%)
  • lattuga, spinaci, erbe fresche (11,1%)
  • cavoli broccoli, cavolfiori, cavoli cappucci (9,6%)
  • carciofi, asparagi, finocchi, sedano (8,2%)
  • aglio, cipolle, scalogni (4,8%)

Cereali

  • Frumento (68,2%)
  • Riso (21,1%)
  • Miglio (2,9%)
  • Mais (2,4%)
  • Avena (0,8%)
  • Grano saraceno (0,6%)
  • Segale (0,6%)

Olio e vino

  • Olio di oliva (84,6%)
  • Olio di semi di girasole (5,5 %)
  • Olio di arachide (2,0%)
  • Olio di mais (1,6%)
  • Altri tipologie di oli (3,2 %)
  • Vino rosso (46,1 %)
  • Vino bianco (33,2%)
  • Altre tipologie di vino (20,7 %)

Cosa è stato trovato 

I risultati dei controlli sono molto rassicuranti: per la frutta i campioni irregolari sono lo 0,80%, per gli ortaggi l’1,40%

risultati-analisi-frutta

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Per i cereali, si registra uno 0,50% di campioni con residui superiori al limite di legge

analisi-cereali

Sono promossi a pieni voti olio e vino, con lo 0% dei campioni non conformi. 

analisi-olio

analisi-vino

Se vuoi approfondire puoi andare sul link del Ministero: http://www.salute.gov.it/relazioneAnnuale2018/homeRA2018.jsp 

Fonte: “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti. Risultati in Italia per il 2018”, Ministero della salute.

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